diario scrittorio: venerdì, 2 marzo 2018


È da un po’ che non parlo di cosa sto scrivendo, ma dice Marco Freccero che gli articoli del blog non devono parlare di scrittura se uno vuole trovare lettori. Ha ragione, ovvio, però i lettori di solito difficilmente frequentano blog e poi decidono di comprare il libro dell’autore del blog, inoltre, l’articolo di oggi è una ricorrenza, un compleanno.

Oggi sono due anni esatti che sono alle prese con il quarto volume della serie “Le parole confondono” (volume 1: “Le parole confondono“, volume 2: “Certe incertezze“, volume 3: “I motivi segreti dell’amore“).

Ecco, sì, ci vuole poco a capire che io, mentre sono alle prese con un romanzo, poi interrompo e ne inizio un altro, e poi ritorno su quello che stavo scrivendo alternandomi tra i due per un certo periodo. Scrivo un capitolo, lo rivedo, lo rivedo, lo rivedo, poi ne scrivo un altro e in tutte queste fasi continuo sul romanzo che stavo attualmente scrivendo. Un po’ come quando ci si deve mettere a tavola e nell’attesa che l’acqua della pentola bolla per buttare la pasta si inizia a tagliare il pane e lo si mangia, si spilucca un po’ d’uva se c’è, o si mangia altro pane, soprattutto se è ancora caldo e bello morbido.

Quindi seguendo questo ragionamento viene facile pensare che io abbia già iniziato a scrivere il quinto volume de “Le parole confondono” di cui ho ben chiaro il tema: il rapporto nonno-nipote e di cui ho già copertina e titolo, alcune scene in mente, ma allo stato attuale non ho nemmeno il file di base pronto. Zero parole scritte.

Il fatto è che a lungo andare ci si rende conto che l’autopubblicazione non mi si addice. Cerco un editore? No, no, non diciamo assurdità. Ma non ho la più pallida idea se riuscirò a concludere questo IV volume a cui mancano poche scene. So benissimo come finirà. Visualizzai tempo fa la scena finale. Quella che ci lascerà non dico di stucco, visto che è la conclusione più logica possibile del testo, in effetti una delle possibili conclusioni, ma un animo sensibile può pure piangere. Nel mentre avevo anche pensato di concluderlo col capitolo precedente a quello su cui sto attualmente lavorando. Lasciando la storia completamente in sospeso. Senza un seguito.

Oppure concluderlo in modo diverso, prima del finale che avevo pensato.

All’inizio avevo creduto di poter scrivere quasi una novella per questo testo. Qualcosa che non andasse oltre le 40’000 parole, ma non è stato così. Attualmente ho superato le 80’000 parole. Volete la cifra esatta? 95’359 parole. Per chi ha comprato il cartaceo dei precedenti tre volumi si tratta per ora di 377 pagine, ma considerate che i miei testi hanno carattere 13 per avere un occhio che non si stanca e sono di una dimensione… non ricordo, ma sarebbero meno pagine se lo stampasse un editore tradizionale, magari poi vi serve una lente di ingrandimento a corredo, però.

Troppo lungo? Considerate che devo cancellare il capitolo finale che avevo scritto più o meno due anni fa. Quindi se proprio vogliamo essere più precisi sono 94’517 tagliando anche titolo e nome autore e cosette varie.

Sarà contenta la mia unica lettrice.

Parlerò dell’amicizia e di quanto il tempo sia in grado di far dimenticare o di rendere più intense le sensazioni dell’adolescenza che si cercavano di cancellare dalla mente, parlerò di amore, parlerò di realtà difficili ispirandomi anche ad alcuni fatti di cronaca, parlerò della paura verso il futuro, cercando la soluzione migliore per i due protagonisti che affrontano questa paura per l’incertezza.

Di questo testo voglio curare particolarmente i dialoghi, voglio rendere il tutto molto evocativo. I gesti devono parlare al cuore di ciascuno di noi, attivare un ricordo della memoria che ci lega ancora di più ai personaggi. Personaggi che affrontano per la prima volta nella loro vita, insieme, con determinazione, eventi verso cui non ci si può più allontanare.

Scrissi su Twitter che vorrei che questo testo fosse ricordato per 400 anni almeno, per i posteri. Ovviamente era una affermazione scritta perché un autore indipendente come me non lo conosce proprio nessuno. Il tema lo sto curando grazie al modo di vedere che mi ha chiarito le idee un film visto a Londra i primi giorni dell’anno e che qui è arrivato da pochi giorni e di cui ho letto il romanzo, molto intenso, bello, delicato. Vorrei venisse una cosa davvero da rimanere spiazzati, come faccio sempre per tutti i miei testi. Anche perché dopo cinque romanzi tendo sempre di più a sistemare ogni minimo dettaglio. A volte anche in maniera ossessiva. Non ho finito di scriverlo che alcuni capitoli li ho visti e rivisti già 6 volte.

Il testo è venuto un po’ più lungo del previsto perché ho inserito un personaggio di troppo. Un personaggio che nella storia serve. Ci sono alcuni richiami evidenti al secondo volume, da cui parte questo quarto. Continua da dove finisce il secondo. Rivela alcuni eventi degli altri testi precedenti. Purtroppo in una serie è inevitabile.

Quando sarà pronto il testo? Direi che nessuno mi corre dietro. Se qualcuno lo vuole leggere posso pure mettermi, finirlo a breve e pubblicarlo entro fine primavera, al più per l’estate. In teoria maggio sarebbe ideale visto che è ambientato nel mese di maggio. In una settimana del mese di maggio, però magari lo pubblico l’anno prossimo o mai. Dipende. Dipende da tante cose e da nulla.

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