L’e-book “È qui che dobbiamo stare” di Sergio Donato, edito da WePub, una casa editrice che pubblica solo in digitale è una raccolta di racconti semplice e diretta.

Come riportato sul sito dell’editore: «Cinque racconti brevi, cinque finestre spalancate su vite e aspettative ‘normali’. “Mia moglie ha una merceria” fotografa la falsa morale di un paesino scosso da un caso di omicidio. In ”Una brillante destinazione” si scontrano il desiderio di paternità e la tentazione di un’esistenza basata sulla fuga. “Manca il numero sette” parla di precarietà e aspirazioni mancate. In “Dove c’erano le mucche” i litigi tra i genitori sono filtrati dagli occhi del piccolo Alessandro e nell’ultimo racconto, “Ripresa”, una coppia in crisi economica affronta il nuovo e imbarazzante lavoro del marito.

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Sono alla fine dell’ennesima revisione. Ben due anni. Cinque grandi correzioni/riscritture più tante micro revisioni continue anche in fase di scrittura stessa. Ho tagliato interi capitoli, ho aggiunto altre parti, ho rimosso interi pezzi raccontati e li ho mostrati, ho cambiato un paio di volte il punto di vista dell’intera prima parte, che ora non esiste più e si è fusa con la seconda in forma di ricordi. Il libro è sempre diviso in tre macroblocchi, ma ora hanno la struttura che avrei sempre voluto assegnargli. La storia mi piace. È proprio come volevo narrarla.

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Ho… avevo… ho… intenzione di pubblicare una raccolta di racconti per conto mio. Senza editore. Per diversi motivi. Uno è che per l’appunto è una raccolta di racconti. Di solito gli editori non pubblicano raccolte di racconti e, se per valutare un romanzo poi non rispondono perché ci trovano tante cose che a loro non piacciono, posso immaginare una raccolta di racconti. Diventa difficile.

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Meno male che in questo articolo c’è qualcuno che sconfiggerà il selfpublishing e ce ne libererà una volta per tutte. Ora siamo veramente salvi. Alleluja!

Forse scrivere solo l’articolo sul Premio Calvino non avrebbe richiamato sufficienti lettori? Bisognava nominare il self-publishing perché fa moda? Tanto moda che tra poco anche Mondadori aprirà la sua piattaforma di self-publishing?

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Ecco, arriva il terzo episodio di “Viaggio dentro una storia“, la mia storia a puntate per THe iNCIPIT. Episodio il cui inizio è stato scelto attraverso i 13 voti dei lettori al termine del precedente episodio.

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Sto per dire un’eresia? No, no, calmi. Io non ho intenzione di pubblicare a pagamento. Prima del 2009 pensavo che per pubblicare bisognasse pagare, sempre. Poi ho incontrato degli editori che non chiedevano soldi, ho visto pubblicati ben 8 miei racconti in altrettante antologie senza pagare nulla.

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Da un po’ di tempo non sono più presente nel blog: ogni tanto cedo anche io alla stanchezza psicofisica e inizio a odiare la scrittura e a non voler scrivere nemmeno più per il blog.

Nel frattempo sto curando una antologia di racconti che, se mi decido, stavolta potrei anche pubblicare. L’altra cosa a cui mi sono dedicato di recente è la collaborazione con il sito THe iNCIPIT. Su cui poche ore fa è comparso il primo episodio della mia storia: Viaggio dentro una storia.

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