Perché non ho voglia…


… di fare cosa? Di scrivere per pubblicare, dico.

La mia carriera di scrittore è iniziata praticamente dopo un incontro letterario potente. La professoressa d’Italiano al terzo anno ci spingeva a leggere ogni giorno, così l’estate successiva comprai per caso “Stagioni Diverse” di Stephen King e da allora fui risucchiato dalle parole che questo bravissimo autore metteva una dietro l’altra per creare storie coinvolgenti.

Diverso tempo fa, però, presi una decisione.

Non scriverò mai nulla per pubblicarlo.

Dovevo essere molto più sobrio di adesso. Decisamente. Questo lo dicevo perché pensavo che per Pubblicare (notare la P maiuscola) servissero ingenti investimenti di denaro. Poi già leggendo King e facendo il confronto con le mie cose si capiva che era meglio lasciar fare a chi di scrittura ne capisce e sa il fatto suo. Certo dico anche che non scriverò mai nulla per pubblicarlo perché in fondo ho solo paura…

Poi capii che in realtà per pubblicare non servivano soldi con tutti gli editori. Se «sai scrivere» vieni “premiato”… Il fatto è che solo dopo ho capito che in realtà la pubblicazione è il male. E io dove mi sto infilando? In un affare di pubblicazione… Ho deciso di vendere una mia raccolta di racconti e per quanto pensi che sia completa, finita me la leggo e rileggo. E mai come in questo fine settimana ho fatto una pulizia nel testo che è da paura. Chi ha letto le precedenti versioni dei testi, ha solo brutte copie. Può buttarle.

Eppure… eppure non lo so. Non riesco a fare il salto da solo. Mandarli a qualche editore? No, sinceramente non ho tempo da perdere. Perché se ne va via molto. Tempo ed energie. Gli editori pubblicano sono materiale di cui va fatto un sommario proof reading, cioè un editing mirato unicamente alla ricerca di refusi, qualche piccola imperfezione nel paragrafo… Insomma selezionano solo quando già ci è passata la mano di un editor esperto che l’autore ha contattato per conto suo pagandolo. E questo non lo dico solo io, ma anche alcuni editor di livello. Quindi a meno che uno non abbia la genialità e sappia fare un editing professione al proprio testo, la ricerca di un editore diventa un fatto lungo, complesso, frustrante. E parlo quando uno si è dato da fare come non mai su un testo, lavorando sulla storia, sui personaggi, sull’ambientazione, sui dialoghi, sullo stile e sulla rimozione di ripetizioni di concetti, parole, refusi, riscritture, riletture, insomma quando è pronto per chiedere una stanza e ricoverarsi al manicomio. Poi è chiaro che ci sono anche persone che dopo aver scritto la loro opera dedicano pochissimo tempo a tutta la lunga fase di revisione/riscrittura, che è quella più lunga, e iniziano a inviare a raffica a tutti, senza guardare manco le modalità di inoltro richieste che, chi le ha visionate, sa benissimo che sono diverse per ogni casa editrice. 10 editori = 10 modalità diverse di ricezione di un testo. E poi capita che un testo è perfetto, in alcuni casi non serve manco fare altre correzioni, ma il problema è la tematica. Un editore è un imprenditore. Tante belle parole sulla scoperta di autori che sono bravi, ma che nessuno si fila, e credo che sia davvero questo il punto da cui si deve partire, però il punto di arrivo è diverso. Un editore deve vendere. C’è poco da giudicare. Se il testo non si incastra in quello che il mercato chiede (quello che i grandi “impongono”) allora non c’è nulla che si possa fare.

Ed è abbastanza chiaro che il discorso è lunghissimo. Alcuni editori ci hanno scritto un libro sul mestiere dell’editore. In e-book e l’ho comprato e mi hanno fatto riflettere. Come non dargli retta?

Eppure mi sono reso conto che in realtà se dovessi dire oggi cosa si pubblica non sarebbe una risposta semplice da dare… Diciamo uno di tutto. Merda e roba di qualità, passando per tutte le fasi intermedie… Ebbene io non ho qualcosa di buono da far leggere a dei lettori? Certo, sì, eppure non lo so, tremila dubbi mi azzannano.

Sarà colpa del mio carattere. Del volere essere davvero eccessivamente preciso, voglio evitare di cadere nella trappola e farmi bollare come “quello che voleva a tutti i costi pubblicare, ma che alla fine ha sganciato testi che poteva anche tenere per sé”… E poi oggi già è 17 giugno… È tardi? È il momento giusto? L’e-book per l’estate con la raccolta di racconti “Deve accadere”?

Lancerò la monetina. Testa o croce?

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