Il bello della fiction


Fiction, termine inglese che indica le storie inventate, la narrativa, insomma.

Qual è il bello della fiction per me? È il fatto che non riesco a scrivere pur avendo diverse idee. Ci sono diverse cose che mi bloccano, che mi fanno divagare e mal usare il tempo che ho a disposizione.

La base di partenza per ogni cosa che voglia avere la parvenza e l’intenzione – e magari riuscire anche in questo intento – è la passione.

Se non si ha passione nel proprio lavoro, qualunque esso sia (il barista, il pasticciere, il sistemista, il bancario, …) alla fine lo scontento nuocerà allo stesso. Nella narrativa è ancora più vero perché tra le altre cose è il punto di partenza. Si scrive perché piace. Il problema può venire dopo quando dopo aver “terminato” (in realtà si potrebbe stare anche anni a migliorare un testo… a me è successo) si deve capire un attimo che intenzioni si hanno e, soprattutto, se è il caso che qualcun altro legga ciò che abbiamo scritto.

Gli sforzi sono molti. Un testo potrebbe non piacere mai al suo autore in primis, in secundis, potrebbe non essere un testo degno di essere reso pubblico. Attenzione dico “essere reso pubblico”, ma non pubblicato… quella è una terza fase. Intendo è il caso di farlo leggere a qualcuno per averne un giudizio? A volte la fretta è cattiva consigliera. Crediamo di aver reso perfetto un testo e invece agli occhi dei più soffre ancora di tanti piccoli difetti che messi in coda l’uno all’altro creano le basi per il disastro letterario dell’anno.

Ho molte idee, alcune anche non recentissime. Se ci penso dovrei scrivere così tante cose che alla fine mi dico che non so da dove partire. Un giorno scriverei una cosa e il giorno dopo un’altra ancora. Scrivere libri in parallelo penso non sia una buona idea perché rischi di contaminare con le stesse idee tutti i testi, una sorta di variazioni sul tema, si rischia di disperdere le energie. La scrittura ne richiede molte ed è forse questo il motivo che mi impedisce di ritornarvi serenamente.

Quest’anno posso cambiare aria, magari fare dei piani, mettere in pratica delle intenzioni che ho da anni… E poi vorrei pubblicare un romanzo… Lo fanno tutti, no? Non è questo un valido motivo naturalmente. Io non sono gli altri e gli altri non sono me.

Forse potrei tornare, una volta tanto, se riesco a vincere la mia ostilità e bloccare la mia tendenza al cazzeggio (forse è la paura di scrivere), a scrivere per il piacere di farlo. Senza pensare alla pubblicazione, alla promozione. L’esperienza di autopubblicazione mi ha un po’ stremato e non ho fatto molto riguardo al marketing. Anche chiedere recensioni impegna tempo ed energie.

Se nel 2013 sarò ancora qui, vivo e vegeto e con lo spirito giusto probabilmente potrei aver fatto qualcosa di buono, si spera.

Sì, vi chiederete, ma qual è “il bello della fiction”? È quello di scrivere e penetrare nelle storie che si stanno ideando assieme ai personaggi. A volte non riesco a essere obiettivo. Nel secondo romanzo il protagonista ne passa così tante (e pure brutte, ma proprio brutte) che non ho avuto il coraggio di far finire il testo in maniera ancora più drammatica. Certo non finisce “e vissero tutti felici e contenti”. Termina in un punto che potrebbe dare vita a un seguito. Il giorno dopo potrebbero iniziare nuovi problemi per i nostri eroi, ma questo è lasciato alla fantasia del lettore.

I libri buoni devono lasciare che il lettore si faccia un’idea sui protagonisti di una storia in modo che lasciandoli immagineremo il loro possibile destino.

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