Il selfpublishing ti dà grande slancio


(C) lisasolonynko at Morguefile
(C) lisasolonynko at Morguefile

A volte si pensa che l’essere scelti da un editore tradizionale sia la vera strada (e anche l’unica) che porta alla pubblicazione dignitosa.

Dopo aver cercato di farsi strada tra editori a pagamento, quelli a doppio binario, quelli che offrono pseudo servizi editoriali, dopo essere stati ignorati dai grandi editori, se il nostro testo ha un certo valore si finirà nelle mani di piccoli editori che varieranno la percentuale dei propri diritti d’autore dallo 0% al 3-5% massimo. Sempre che poi ti dichiarino onestamente il numero di copie venduto.

Quanto tempo per trovare un editore? Anche 10 anni se ci viene bene.

Un investimento di tempo ed energia. Ogni volta che devi farti leggere il 60% degli editori chiede un cartaceo, magari in due copie. C’è chi chiede la raccomandata A/R, chi la proibisce, c’è chi vuole la sinossi breve, chi quella dettagliata, chi non la vuole affatto, chi vuole anche una lettera di presentazione, chi no.

E devi anche studiarti il catalogo. Non puoi mandare un romanzo di fantascienza a chi pubblica solo narrativa varia, come non puoi mandare un romanzo erotico saffico a chi pubblica romanzi erotici senza scene omosessuali.

Un autore dichiarò di essere stato contento di essere stato scoperto da un piccolo editore dopo 10 anni che mandava il romanzo in giro. L’autore in questione ha pubblicato solo quel romanzo.

Allora se gli editori non ti scelgono, c’è il selfpublishing, giusto?

No. Hai sbagliato candeggio. Il selfpublishing non lo scegli come ripiego. Credimi, non ti conviene, perché alla fine vorrai sempre un editore che magari ti piazzi anche solo 30 copie. Troverai sempre un piccolo editore ma dopo anni. E forse dovrai anche vendergli tu le copie per conto loro. O forse non troverai nessuno e smetterai anche di scrivere.

Il vero selfpublishing è una scelta di vita. Vuol dire che tu con gli editori non ci vuoi proprio avere a che fare. Non li cerchi. Loro non vogliono perdere tempo. In alcuni casi hanno ragione, perché arriva di tutto e di più, ma in quei casi in cui una storia davvero ci sta dentro quelle pagine? In altri casi buttano i testi senza guardarli solo perché sono troppi. Basterebbe dire che in quell’anno valutano 100 testi e che una volta raggiunto il numero chiuderanno la sezione di invio sul sito finché non avranno smaltito i testi, ma quasi nessuno fa così.

Torniamo al selfpublishing. Ho scritto un articolo sul perché NON conviene esserlo e un articolo sul perché conviene e un altro articolo su come si è selfpublisher di successo.

Quindi che succede dopo essersi messi in regola con un testo? (editing, copertina, formattazione ebook e cartaceo, scelta del distributore) Possono succedere due cose:

  1. inizi a vendere
  2. non succede nulla, non vendi nemmeno una copia.

Questo perché la pubblicazione è solo l’inizio del tutto. Se inizi a farti recensire e a pubblicizzare il tuo lavoro qualcosa potrebbe succedere.

Se pubblichi il file su Amazon e ti fermi lì, allora prevedo che l’ipotesi 2 sia molto plausibile.

In teoria converrebbe pubblicare solo quando il proprio blog ha un sufficiente numero di contatti e di commentatori dei propri articoli, quando su facebook, twitter e google+ si ha interazione con un bel po’ di utenti.

Spesso il successo coincide con quello personale, con la felicità che magari non si raggiunge nel pubblicare un libro, ma nel sorridere anche in un giorno di pioggia.

Col selfpublishing hai uno slancio in più, ma tutto dipende da te e da altri fattori, ma la base di partenza sei tu. E, soprattutto, ci sarà sempre chi deriderà l’autore che sceglie come editore se stesso. O ti ci abitui o fai altro, oppure pubblichi in inglese e non in italiano, con tutti i problemi che questa scelta comporta. Potrebbe essere anche molto molto molto più difficile che farlo in italiano.

Il selfpublishing dà uno slancio se ce lo si dà.

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