il lavoro di editing e la scrittura nel mondo del selfpublishing


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(C) jdurham at Morguefile
(C) jdurham at Morguefile

Da quando ho iniziato a scrivere per la prima volta è passato moltissimo tempo, quasi due decadi. Ho pubblicato un racconto lungo, due raccolte di racconti brevi e due romanzi e si spera per fine aprile/inizio maggio di pubblicare il terzo romanzo (che tra l’altro si lega al primo).

Scrivere è importante per uno scrittore, più scrivi più migliori, ma il vero problema sappiamo bene che sta nel modo in cui si scrive, ovvero nelle modalità (se stai in silenzio o se i nipotini stanno urlando e litigando per un gioco sul tablet, se qualcuno ti interrompe ogni 5 minuti perché devi fare delle cose) e nel grado di attenzione che è possibile dedicarci (magari hai avuto una giornata di lavoro pesantissima e sei sfinito, non hai tempo e concentrazione sufficiente).

Spesso siamo frenati da un quantitativo di regole assurde che non è possibile applicare mentre si scrive la prima bozza. Si prova, ma la prima bozza sarà completamente diversa dal romanzo che si pubblicherà alla fine.

Ma quanta attenzione si deve dedicare al testo? Dipende.

Se stiamo scrivendo la prima versione del testo io direi di non preoccuparsi di nulla. Andare avanti a oltranza avendo in mente i fatti salienti e il finale.

La punteggiatura la si rivedrà e perfezionerà nelle fasi successive, l’eliminazione delle ripetizioni anche, ma in più passaggi. Se si pensa di riuscire a eliminare ogni forma di ripetizione alla prima revisione, allora è chiaro che non avete mai scritto nulla di serio in vita vostra.

La concentrazione può essere ai massimi livelli possibili, ma non sarà mai sufficiente a rimuovere una serie infinita di errori che se visti così, in un momento qualsiasi, da un lettore, possono sembrare banali e scontati, in realtà sono residui di tanti altri errori già eliminati versione dopo versione. A volte qualcuno si scandalizza davanti a un paio di refusi, lo facevo pure io, poi ho capito che se non si rilegge lo stesso testo che si desidera pubblicare per un anno intero a intervalli di una settimana di riposo da una rilettura e l’altra non si riesce a eliminare tutto ciò che sembra davvero assurdo essere lì, nero su bianco, come se uno non sapesse davvero scrivere.

Per fortuna che ho visto case editrici famose pubblicare testi con almeno 300 refusi dentro. Ero tentato di chiudere l’ebook a un certo punto. Mi sono fatto rimborsare i 9,99 euro spesi per un testo con davvero 300 refusi, non sto usando un’iperbole, non c’erano 10 refusi e io dico 300 perché quei 10 mi hanno dato molto fastidio. Erano proprio 300, se non anche di più. Una media di 2-3 a pagina.

Personalmente ho bisogno di editare un  testo eliminando certi tipi di sviste per ogni sessione completa di editing. Non mi riesce di poter dominare l’intera storia da subito, per eliminare espressioni che magari non mi accorgo nemmeno di usare con frequenza, termini su cui mi fossilizzo non so per quale motivo, se lo sapessi eviterei. Mi sono fatto una scaletta dove ho indicato le cose che mi inducono sempre in errore, l’uso di certi avverbi, di certi aggettivi, di certe precise espressioni, l’utilizzo eccessivo di un termine specifico. Controllare tutto il testo a 360° non è facile anche su novelle, quelli che in Italia vengono passati per romanzi brevi.

Come si fa a rendersi conti di un uso eccessivo di una certa espressione o termine? Rileggendo più volte un testo evitando lunghi periodi di non lettura. Nel senso che devi editare ogni giorno e comunque arrivare a un editing completo 7-8 volte oltre a quelle sessioni fatte da un occhio esterno che nota di sicuro meglio questi tipi di errore. Il famoso beta lettore di cui ho parlato qui e qui. E rileggere su formati diversi: monitor, carta, ebook reader. Cambiando formato l’occhio vede il testo come nuovo.

Tutto questo perché sono uno scrittore indipendente per mia scelta. Potrei pagare un editing? Allo stato attuale no. Prima cosa, dove lo trovi un bravo editor? Non è che se paghi 2000 euro sei sicuro che l’editor sia il migliore del pianeta. Ci sono truffatori in giro da paura. Se lo paghi poco un editing vale poco e a quel punto mettersi da soli più e più volte è meglio, perché se ci si affida all’editor sbagliato il testo può anche peggiorare e i refusi invece di diminuire aumentano. L’editor non fa necessariamente una correzione di bozze. Sono due ruoli diversi. E poi dipende da quanto è bravo questo editor e da quanto lo hai pagato. Se lo hai pagato molto DEVE impegnarsi, se è stato pagato poco non puoi pretendere, quindi i risultati saranno parziali.

Quindi cerca l’editor bravo e sgancia per lui e poi per un correttore di bozze. Io non vendo. Il massimo raggiunto saranno state 30 copie. Joe è tra noi, infatti, ha venduto 30 copie e dopo un lavoro di 9 mesi sopra (piuttosto veloce visto che miei romanzi hanno gestazione di 4 anni) è un peccato infinito. Pensate se avessi pagato un editor a 600-1000 euro. Cosa sarebbe successo? Praticamente non sarei riuscito a ripagare l’editing con le 30 copie vendute, per nulla. Ma anche se mi avesse chiesto 250 euro. Considerando che il grosso è stato venduto quando il romanzo era in promozione i primi 3 giorni a 99 centesimi. 9 mesi di scrittura ed editing e 5 giorni per nascere e poi morire.

A tal punto bisogna imparare a fare editing, per forza. Bisogna avere beta lettori attenti e che non si mettano sul pulpito, si sta su un piano pari, lui dice a te e tu ascolti e magari gli chiedi più informazioni, e magari impari.

Ma in genere si guadagna di più a insegnare le regole della scrittura creativa, piuttosto che ad applicarle, anche perché se tutti i romanzi rispettano solo le regole in modo rigido e il testo in sé non ha valore mi si deve spiegare che si perde a fare tempo e denaro. Perché uno scrittore che insegna a scrivere si fa pagare 2300-3000 euro ad allievo. Per un minimo di 10 allievi. E questa cosa me la disse anche una persona che lavorava nell’ambito editoriale. Il business è nell’insegnare a scrivere.

Chiesi poi a un editor se correggesse tutto ciò che gli veniva commissionato o se esistevano testi non pubblicabili perché magari la storia non era questo granché. L’editor mi rispose che si poteva pubblicare qualsiasi cosa, bastava lavorarci sopra. Non ero d’accordo all’epoca e non lo sono adesso. Si vede quando una storia non ha passione, non ha vita, fatica a venire fuori. Puoi avere applicato ogni singola regola, aver fatto un editing davvero eccezionale, ma se la storia è piatta? Se l’autore non ha quel talento minimo per emozionare un lettore?

Oggi si pubblica effettivamente tutto, non si butta niente. E non stiamo parlando di selfpublishing, parliamo anche e soprattutto di editoria classica. Se uno vuole dire che il selfpublishing è immondizia allo stato puro e l’editoria è tutta roba buona gli tiro appresso una bottiglia. Ho letto testi autopubblicati che andavano bruciati, altri che erano tutti ben editati, ma che non raccontavano di nulla e altri ben fatti e interessanti. La stessa cosa mi è successa con chi si fa pubblicare da un editore tradizionale. Quindi non rompete con la storia:

selfpublishing => schifezza AND editoria=> il non plus ultra del meglio

Vuol dire che avete sempre letto male, comprato cose che non vi piacevano e che anche se non vi piacevano non lo direste mai di fronte a un testo di un editore classico proprio perché così non potete darmi ragione.

Quindi il lavoro di editing è una cosa tosta, complicata, devi avere una visione completa del testo, del tuo stile, degli errori, dei concetti che vai illustrando, di tante e tante piccole cose che non finiscono mai. Se voglio pagarlo un bravo editor?

O sei un selfpublisher che vende in maniera eccezionale e per te 2000 euro di editing sono una fumata di sigaretta, oppure non puoi rivolgerti a un editor, e quindi devi essere molto più bravo e organizzato di un autore che ha alle spalle un editore (piccolo o grande che sia). L’editor, quindi, ha senso solo per un autore con un contratto editoriale, ma in quel caso, se sei nelle mani di un editore onesto, si occupa lui di pagare quell’editing.

Oppure ricorri all’editor se hai bisogno di sfornare testi a raffica e non vuoi perdere troppo tempo e già vendi tantissimo.

Se si pensa che si può correggere tutto e poi dopo migliorare lo stile di un testo, allora non avete mai scritto nulla. O, se lo avete fatto, avete letto pochissimo e non vi interessa molto migliorarvi. Lo stile, bello o cattivo che sia, va a braccetto con l’autore, è una cosa che lo definisce. È la scelta delle parole, delle singole parole, la descrizione di una scena, il modo in cui ti mostra le emozioni di un personaggio, il modo in cui conduce la trama, i temi trattati, la presenza di ben specifici elementi.Ben specifici elementi? Per esempio, nelle mie storie c’è quasi sempre qualcuno che prepara con le proprie mani biscotti alle mandorle, qualcuno che nuota. Ci avete fatto caso?

Lo stile è una cosa che nessuno ti può insegnare. Lo perfezioni negli anni se scrivi molto. Puoi migliorarlo, ma non puoi dire: ora scrivo una storia con un po’ di trama, la finisco e poi ci applico uno stile che la rende più allettante, più bella. Puoi sì migliorarla, ma è sempre un effetto di ripulire il testo, non puoi pensarlo come un accessorio a parte e non indispensabile perché c’è la trama che già fa il suo. Non puoi stravolgerlo in meglio a meno che tu non lo riscriva daccapo qualche anno dopo.

Poi c’è il talento. Quello non te lo dà nessun editor e nessuna scuola di scrittura, nemmeno quella a 3000 euro al mense, anzi, le scuole di scrittura le reputo quasi del tutto inutili. Per lo stesso prezzo ti compri dei romanzi, delle raccolte di racconti fatte bene, da cui puoi imparare e leggi per 10-30 anni di seguito. Il metodo per imparare a scrivere è sviluppare anche un sistema di lettura molto attento, che ti spinga a imparare da chi ha scritto, e bene, prima di te. Tanto le regole di scrittura creativa sono sempre le stesse.

Una di queste regole dice che i dialoghi devono essere filtrati e necessari a fare evolvere storia e personaggio. Non serve una scuola di scrittura per capirlo, basta camminare per strada, sentire le persone parlare e poi confrontare i dialoghi con quelli di un racconto e di un romanzo scritti bene. Si nota subito la differenza tra realtà e narrativa, non credi?

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4 thoughts on “il lavoro di editing e la scrittura nel mondo del selfpublishing

  1. A proposito del selfpublishing volevo dire…
    No, scherzo, hai detto cose condivisibili, soprattutto nella difficoltà di avvalersi di un bravo editor e nell’opportunità di farlo, visto il rischio, che c’è ed è ovvio, di non riuscire a recuperare le eventuali spese.
    Il lavoro che c’è dietro la stesura e la revisione di un romanzo è un bel dire: anche fare tutto da sé richiede un supplemento di energia notevole!

    1. Sfiderei qualsiasi autore di una casa editrice, soprattutto quelle grosse, a pubblicare da sé e si vedrebbe quanto vale davvero, ma, ovviamente, nessuno accetterebbe la sfida. Una volta lessi un’intervista in cui una nota autrice di una grossa e nota casa editrice disse che sì, si sarebbe autopubblicata. Non è mai successo, ovviamente, non le sarebbe convenuto. È così comodo avere 2-3 editor e altrettanti correttori di bozze e consulenti che lavorano per te e un ufficio marketing che è una guerra. Perché mettersi in gioco e rinunciare a questa potenza di fuoco per poi dimostrare di non riuscire a scrivere come si deve?

      1. Come ti dicevo ieri, chi è abituato a porter contare su un editor è anche portato a fregarsene un po’ dei dettagli. Molti autori famosi lo ammettono candidamente. Questa è una differenza fondamentale tra l’autore tradizionale e il self-publisher. Noi self-publisher non possiamo fregarcene (c’è chi lo fa, ma in tal caso parliamo di trash-publishing, non di self-publishing), perché un eventuale editor lo paghiano di tasca nostra e comunque, independentemente dalla bravura o dal costo dell’editor o dal fatto stesso che ci avvaliamo del suo lavoro, la responsabilità sulla qualità del libro alla fine è nostra, in quanto editori. Volenti o nolenti, dobbiamo impegnarci a migliorare il nostro modo di scrivere e quello di fare self-editing per venire incontro a queste problematiche. E il bello è che miglioriamo davvero. 😉

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