Quando le librerie erano Librerie era tutto più bello

In genere quando un selfpublisher pubblica un ebook c’è sempre chi dice: “vorrei leggerti, non c’è la copia cartacea?”.

Ho fatto sempre una copia cartacea. Anche in previsione di una possibile presentazione in libreria, ma chi compra le copie cartacee dei selfpublisher? Credo quasi nessuno. Sono rarissimi casi.

Poi c’è anche un altro problema.

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Persi e insicuri: quante volte!

Quante volte ci siamo ritrovati persi e insicuri nella nostra vita?

Di recente? No, dico da sempre, ogni volta che è capitato. Il video di cui sopra è il video promo della quarta stagione di Lost, una serie televisiva in cui ogni personaggio doveva ritrovare se stesso sull’isola. Quell’isola che li ha chiamati a sé per un ben preciso motivo. Ritrovarsi. Capire da dove venivano e dove stavano andando. Per cambiare il loro destino personale.

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Una mia intervista in podcast

Un po’ di tempo fa mi ha contattato Michele Amitrani, un selfpublisher che gestisce un proprio podcast, ovvero uno spazio in cui intervista o parla in voce di alcuni specifici argomenti.

Michele, naturalmente si occupa di selfpublishing sul suo sito CrediCrea.

Abbiamo fatto una bella chiacchierata sui miei progetti narrativi, su “Sai correre forte“, su cosa voglia dire selfpublishing e in cosa si differenzia dell’editoria tradizionale e da quella a pagamento.

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divisioni e individualità

Image by Wax115 / Morguefile

Da un po’ di tempo a questa parte non sopporto più nessuna forma di politica. Oramai sono saturo. L’Italia affonda. Bugia dopo bugia. Un quantitativo di frottole incalcolabile. Peggio dell’avanzare del debito pubblico.

Bugie che vengono coniate in espressioni giornalistiche e non. Una delle tante: “Un governo di responsabilità”. Quasi a voler dire che di solito i governi tutti sono fatti di irresponsabili e, quindi, a sgamare il fatto che nessuno fa una beata minchia per il popolo da sempre. Un governo di responsabilità, come se il non aver fatto votare i cittadini per ben 4 volte – mica pizza e fichi? – fosse una condizione di responsabilità. Come se un governo nominato tra amici e amicucci, che sempre governo è, potesse essere un palliativo per far passare il tempo e non fare nulla, ma solo spingere qualche altro ad assicurarsi una bella pensione d’oro se si supera settembre 2017, eppure fatto da gente che invece sostiene di fare scelte responsabili. Un po’ come quando la gente va al lavoro, cazzeggia, un po’ facebook, un po’ di articoli di giornale, qualche film e poi aspetti la fine del mese per lo stipendio. Uguale uguale.

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È tempo di andare…

photo by Marykbaird on Morguefile

Sì, è tempo di andare. La decisione è stata più volte rimandata, ma alla fine era lì. Evidente, solo negando si poteva continuare ad andare avanti.

Alla fine sono quegli articoli che non vuoi scrivere, anche perché capirai a chi possa davvero importare. Arrivando anche nel tardo pomeriggio di un sabato, mentre tutti hanno da fare. E anche dopo averlo detto, è come non averlo detto, qualcuno sbadiglierà annoiato, qualcun altro penserà: “Tiritittittì”.

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la scrittura è un processo non naturale

Image from Picmelon.com freely available here and distributed with CC0 Public Domain license.
Image from Picmelon.com freely available here and distributed with CC0 Public Domain license.

Benché se ne possa pensare, la scrittura è un processo non naturale.

Quando si ascolta il ritornello di una canzone basta poco perché ti arrivi in testa e non se ne vada più. In un attimo ti ritrovi questa sequenza di parole e note che ti frullano in testa, le canti sotto voce. La musica è una cosa che è un processo naturale. Le note naturali sono appena 7, quindi è semplice combinarle insieme. Le parole, invece, sono centinaia di migliaia.

Quando ero a scuola e dovevo imparare a memoria una poesia, era una botta in fronte di quelle tremende. Il “5 maggio”, le poesie di Natale, di Pasqua. Mamma, che disastro!

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La felicità è un concetto molto molto relativo

In genere quando si avvicinano le prossimità delle feste, ma anche due mesi prima, pensi: “Vorrei stare con la mia famiglia e festeggiare fuori dal ghetto”.

Non mi piace andare in ristoranti, non mi piace farlo nei giorni in cui si muove tutto il mondo. Non mi piace perché si paga tanto e si mangia malissimo, c’è un caos, bambini che urlano, una volta capitò anche un piano bar invadentissimo.

Avevo proposto Roma. Sapevo bene che Londra non era fattibile per tutta una serie di motivi, ma anche perché i voli aerei sono eccessivamente costosi in quei giorni. Anche per me non era possibile. L’ideale sarebbe per inizio maggio, ma già sono/siamo in ritardo. L’aereo aumenta a colpi di 10 euro al giorno… Maledetti prezzi.

Allora mi sono detto: Roma?

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I pancake di Mamma Far And Away

(C) Giovanni Venturi
(C) Giovanni Venturi

Da quando ho scoperto la passione per Londra ho iniziato a seguire il blog di una mamma italiana che vive a Londra. Mamma Far And Away, come ha chiamato il suo blog una donna che dà uno scorcio della sua vita quotidiana a Londra. Un blog interessante.

Il 28 febbraio, l’ultimo giorno di carnevale a Londra cade il Pancake Day. A Londra non festeggiano il carnevale, ma in questa occasione fanno questo dolce che ho mangiato a sbafo a capodanno dell’anno scorso a Leicester Square, la mia Leceister Square. Gustato mentre andavo in giro per queste bancarelle natalizie con il freddo che mi dava modo di respirare in maniera pulita e di farmi sentire l’inverno, cosa che non succede a casa mia.

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Habemus Newsletter

(C) Giovanni Venturi - All right reserved
(C) Giovanni Venturi – All right reserved

Ecco, finalmente, bene o male, ho finalmente messo su la newsletter.

Cos’è una newsletter? Un servizio a cui dai la tua email e riceverai qualche messaggio durante l’anno. La mia newsletter ti segnalerà mie nuove eventuali uscite, booktrailer, qualche articolo del blog. Tutto condensato in un messaggio mensile, forse addirittura molto più sporadico. Non mi interessa bombardare le caselle di posta elettronica di nessuno, inoltre non mi interessa mandarvi messaggi privati di alcun tipo che esulino da quanto detto.

Ho usato il servizio di tinyletter. L’ho personalizzato quanto più mi è riuscito. Alcuni messaggi restano in inglese, ma non sono di difficile comprensione.

Anche perché il processo è semplice.

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I dettagli e le emozioni dentro un’immagine

(C) Giovanni Venturi
(C) Giovanni Venturi

Non so se lo sapete, ma adoro fare fotografie. Sono un artista, esprimo il mio estro anche attraverso la fotografia, la musica e i video. Adoro fare booktrailer. Sto cercando di specializzarmi. Mi rilassa.

Dalle mie foto evito di farci rientrare persone per un fatto di privacy e perché di ogni foto che faccio voglio immortalare un aspetto particolare di un ambiente senza persone. In alcuni momenti è difficile fare in modo che ciò che vuoi fotografare non abbia la presenza di soggetti fermi o in movimento che disturbano.

Vedo un paesaggio, il tempo di prendere la macchina fotografica e puntualmente ti si piazza qualcuno davanti che si ferma e a gruppi iniziano interi book fotografici di autoscatti con i cellulari. Che fine faranno tutte ste foto? Inonderanno i social network, ovvio. Milioni di foto arrivano su Instagram, Facebook e Twitter ogni giorno. Migliaia di aste si elevano al cielo per altrettanto numero di autoscatti per ogni occasione.

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