Ecco, altro giro altro regalo. Un mesetto fa ho inviato un altro dei miei brevi racconti per l’antologia di Perrone LAB (editore NON a pagamento) con tema “Il corpo” e ne è uscito un gradevole racconto erotico 🙂 . Lo hanno incluso. Il titolo è “Deve accadere”. Non mi ero mai cimentato con il genere, inoltre sono dovuto stare un po’ stretto… 3 cartelle sono poche per dare un contorno al tutto. Troppo in alcune occasioni, soprattutto per me che quando inizio a scrivere non mi fermo più 🙂 . Il titolo dell’antologia prende il nome dal miglior racconto della stessa che è “Quando la pelle non ci separava“.
Anche questo mese sono in una antologia di Giulio Perrone LAB.
"Il gioco dei Quindici" edito da Giulio Perrone LAB
Quindici autori già reduci da pubblicazioni con questa casa editrice si sono conosiuti nel forum non ufficiale di LAB e hanno messo insieme il loro estro creativo tirando fuori una raccolta di 15 racconti, per l’appunto “Il gioco dei Quindici (in principio erano verbi)”.
L’idea è nata dall’amministratore del forum di undiciparole che ha pensato di mettere insieme quindici verbi (undici dal forum più qualcun altro) e farne scegliere uno a ciascuno di noi. Il mio è “Leggere”. La storia mi è venuta fuori in poco tempo, ma la versione definitiva è completamente diversa da quella iniziale, voglio dire per il modo in cui è scritta. La prima versione non mi piaceva tantissimo, così ho introdotto un po’ di voci narranti e ridotto il numero di personaggi. In realtà il racconto è il proseguimento de “Il distacco“, pubblicato inizialmente su Homo Scrivens e poi anche su questo blog, ma diciamo che il racconto non si conclude completamente. Come vi dicevo ho dovuto eliminare un paio di personaggi dalla storia in quanto la trama si spingeva verso il romanzo.
Qualche mese fa ho partecipato a un progetto di romanzo collettivo per conto di Boopen LED e in 15 autori siamo riusciti, tramite il nostro Book Coach Aldo Putignano, direttore editoriale di Boopen LED, a realizzare un buon risultato, almeno queste sono le parole del buon Aldo. In pratica siamo riusciti ad amalgamare molto bene i nostri differenti stili e siamo riusci a tirar fuori un’opera godibile, anche se è stata scritta a più mani.
Prosegue il mio percorso letterario per quest’anno, non si spegne la mia passione per la scrittura e l’apprezzamento da parte di una casa editrice non a pagamento come lo è Giulio Perrone Editore e in particolare per il marchio LAB della medesima casa editrice. LAB è per l’appunto il laboratorio con cui l’editore scopre i nuovi potenziali scrittori. Continua a leggere “Napoli. Geografie del mistero… ci sono anche io”→
Nelle camere d’albergo, persino il tempo è in bilico, tra un viaggio e l’altro – muoversi sembra più dignitoso che fermarsi in un luogo cui non si appartiene, e che non si ha il tempo di fare proprio. Così, per quanto si sforzino (3, 4, 5 stelle), l’atmosfera, dovunque, è la stessa: alla fine, si bada sempre a non lasciare nulla di sé, tra le quattro pareti di una camera d’albergo. O a lasciarvi cose che non avrebbero un altro posto dove accadere, se non la nicchia discreta e subito dimentica della stanza di turno. Continua a leggere “In albergo… ci sono anche io”→
Il pavimento è freddo, al mattino, ma l’aroma di caffè che risacca dolcemente tra le pareti della cucina consola ben
Copertina dell'antologia in cui compare il mio racconto "Regalo di Natale"
presto d’aver lasciato il calore delle coperte. Con la tazza calda fra le dita, e la giornata confinata ancora fuori dalle persiane, si potrebbe restare per ore nella stessa disposizione d’animo e di membra, rimboccati insieme nella dolcezza del momento. A pranzo, poi, chissà. Forse di nuovo qui, in cucina, per un appuntamento con la consuetudine; o forse altrove, persino contenti di non dover lavare i piatti, dopo mangiato. E poi vengono i pomeriggi per le merende dei bambini – del pane-e-nutella che a casa del compagno di banco c’è sempre, e a casa propria mai; i pomeriggi per le esplorazioni culinarie, per gli ingredienti inventati e la crema ovunque; i pomeriggi dei cento spuntini che giustificano una distrazione – dallo studio, dall’umore. Più tardi, quando le finestre non bastano più e i pianerottoli si riempiono di profumi, in cucina s’aspettano i figli più grandi e i mariti, oppure si pensa solo a sé e ci si vizia, o ci si trascura. E nelle notti dagli occhi spalancati, è in cucina che ci si rifugia, con l’immancabile camomilla, il rumore discontinuo del frigorifero e la lucina rossa del piccolo televisore, votato ai tg delle ore pasti.
È una sera piovosa; l’uomo entra nel bar; si sbottona il soprabito umido; una nuvola di vapore l’avvolge; il fischio parte lungo i binari a perdita d’occhio lucidi di pioggia.
(Italo Calvino, Se una notte d’inverno un viaggiatore)
copertina dell'antologia "Al Bar" edita da Giulio Perrone Editore
Sono le storie a popolare un caffè: le vite che lo attraversano, le esistenze che vi transitano. Il vecchio barista, per esempio; il suo passato e le sue disillusioni, la saggezza di chi ha conosciuto molte persone senza doversene, in fondo, curare. La cassiera sognatrice, il cameriere inesperto, il fondatore del locale – al vostro servizio dal 1900 e passa – nella sua foto ingiallita accanto alla macchina del caffè.
E poi ci sono gli avventori: un’umanità di passaggio, nell’atto di calcare la forma di un’abitudine, o di assecondare un bisogno improvviso. Aspettano l’ora di un appuntamento, festeggiano una piccola vittoria. Si guardano tra loro, di sottecchi, col gomito sul banco e le briciole sul cappotto – non c’è il tempo di toglierlo; si incontrano, oppure s’ignorano. E infine, passano oltre, come da una delle tante stazioni della vita, verso altre destinazioni; con l’odore di caffè nei capelli e la dimenticanza già nello sguardo.
«E, d’improvviso, nel silenzio profondo della notte, aveva sentito, da lontano, fischiare un treno.»
Luigi Pirandello
“C’è chi il treno deve aspettarlo tutte le mattine, col suo rumore sempre uguale, come una cantilena dei giorni; ogni mattina e ogni sera, lo sguardo corre di continuo all’orologio, e le gambe stanche sperano in un posto a sedere. Nell’era del pendolarismo frenetico e dei voli low cost, nel millennio un po’ folle delle distanze azzerate, l’idea del treno fa sorridere, certo. Ma è anche un sorriso di malinconia. C’è qualcuno che, passando di corsa sotto il tabellone degli orari, non abbia mai cercato la destinazione più lontana sognando una fuga?”
Come preannunciato, anche io ho publicato la mia primissima minimale opera. Si tratta della poesia “Volare” all’interno dell’antologia di racconti e poesie edita da Giulio Perrone Editore. Non compaio tra i finalisti, ma nel volume ci sono anche io 🙂 .