
Sinossi: Paul Portfield è un pianista diciottenne che sogna di diventare un grande concertista, accontentandosi, per il momento, di fare da assistente all’affascinante Richard Kennington, musicista all’apice del successo. Quando fra i due sembra nascere un sentimento che va ben oltre la semplice infatuazione, Paul deve fare i conti con se stesso, misurandosi con il suo talento e le sue speranze. Un romanzo intenso e delicato sulla giovinezza, la passione e il desiderio.
La mia idea: Nel libro “Il voltapagine” di David Leavitt, la storia è moto asciutta e scarna, incuriosisce e lascia anche tanto amaro in bocca. Ci si lega subito al personaggio di Paul, ragazzo di 18 anni che viene usato, viene deluso, ma che combatte interiormente, che è triste, che prova a venir fuori e a capire il mondo. Tutto questo non viene detto, viene mostrato attraverso il modo di agire del personaggio, attraverso i suoi dialoghi con gli altri personaggi. Lo stile dell’autore è ben definito, sembra quasi di leggere un classico, un classico scritto decisamente bene, con personaggi coerenti, che rincorrono tutti la felicità o una porzione della stessa, la soddisfazione personale, a volte anche il vuoto interiore. Continua a leggere ““Il voltapagine” di David Leavitt”






“
Scrittore tra i più acclamati, controversi e originali dell’America di oggi, James Frey non ha scelto soltanto un personaggio o una storia per il suo primo romanzo, ha scelto un’intera città: El Pueblo de Nuestra Señora la Reina de Los Angeles de Porciúncula. Oggi, semplicemente, Los Angeles. Immane distesa di auto e individui, serbatoio infinito di illusioni e sogni infranti, immagine esplosa di una società, miraggio che si accende ogni giorno come un’insegna al neon, Los Angeles lancia il suo richiamo a tutte le anime perdute, perché vengano a consumare le loro storie nel suo abbraccio capiente. Come Amberton, il grande attore viziato, la cui passione segreta per ciò che non può avere potrebbe distruggergli la carriera; oppure Joe, il vecchio homeless alcolista e filosofo di Venice Beach, che per salvare una drogata rischia di morire nel gabinetto pubblico dove si è installato; o la coppia di giovani scappati da un buco di provincia dell’Ohio con duemila dollari e troppe cicatrici; o ancora Esperanza, che è americana perché sua madre l’ha partorita quindici metri dopo aver oltrepassato il confine messicano, e che per un solo momento di umiliazione rischia di perdere tutto. Frey li segue, ce li fa vedere da vicino e intanto allarga la nostra visuale ad altri personaggi e alla città, a perdita d’occhio, fino a che improvvisamente ci rendiamo conto di essere davanti a un Paese intero, a una cultura, a un momento storico. Potente conferma di uno stile unico, Buongiorno Los Angeles è un romanzo coraggioso e di trascinante lettura, smisurato eppure preciso in ogni frammento, crudo e poetico, scomodo e commovente. È il grande romanzo americano che aspettavamo da James Frey.