Immagine del Vesuvio di Napoli scattata dal belvedere di Sorrento. (C) 2018 – Giovanni Venturi
Una delle domande che Gianluca, il protagonista di Un giorno, sempre, si pone è sul futuro. Cosa gli porterà? Lo renderà felice?
Chi di noi non si è mai ritrovato intriso di pensieri almeno una volta nella propria vita, magari davanti a un panorama bellissimo? Per Gianluca, ma anche per Francesco, può essere il mare che si vede dietro il Castel dell’Ovo o dal belvedere di Sorrento. Guardi il mare, ti appoggi con le braccia sul muretto, sul parapetto e pensi: “Tra un anno sarò ancora qui?”.
Visto che il titolo lo abbiamo dato, ci resta da svelare copertina… la sinossi, giusto?
La copertina la vedrete in questo booktrailer. Booktrailer i cui video video all’interno dello stesso sono stati realizzati da me, anche le immagini sono miei scatti fotografici di Napoli e Sorrento. In uno di essi riconoscerete la copertina di Sai correre forte, in quanto i personaggi parlano di questa visione nominando proprio barche a vela con vele bianche e rosse 😉 .
Non mi sono mai piaciuti i film horror, sono tutti così banali, mal fatti, con le stesse trame, interpretazioni per nulla di gran valore, tutto già visto e rivisto, ma…
C’è un “ma”, sì. Non avevo ancora visto “Hill House” su Netflix. Una serie televisiva di 10 episodi che è fatta in modo superbo. Sotto ogni punto di vista. Per la prima volta in vita mia, da quando sono adulto che una serie TV non mi ha fatto spaventare così tanto, fino ad arrivare ad alcune scene in cui ho urlato e mi sono messo a sedere in mezzo al letto. Continua a leggere “Hill House: una signora serie TV horror sui fantasmi”→
La storia si focalizza su due personaggi incontrati nel secondo volume: Francesco e Gianluca. In questa nuova storia, che si può leggere anche in maniera indipendente dai precedenti tre volumi, i protagonisti sono loro due, ovvero le due voci narranti saranno le loro. Si alternano capitoli in prima persona con il punto di vista di Gianluca con capitoli in terza persona in cui la visione è quella di Francesco.
Quando si parla di autori indie, si parla di autori indipendenti, ma non ci si riferisce solo agli scrittori. Un autore può essere un produttore di se stesso, e gli ambiti in cui esiste l’autoproduzione ha varie realtà.
Esiste lo scrittore indipendente, il produttore televisivo indipendente, il produttore di film con marchio indipendente, il produttore musicale indipendente e, infine, il produttore indipendente di videogiochi.
Esatto, come potete ben notare le categorie non si limitano allo “scrittore”.
Produrre qualcosa implica il mettere insieme delle competenze che una sola persona non può sempre avere, o che magari matura un po’ per volta col tempo, se può. Un videogioco impegnativo ha bisogno per forza di una squadra di 10-20-30 persone.
Se oggi nel 2018 siamo tutti connessi, risulta però che siamo, al tempo stesso, totalmente disconnessi, un po’ come nel film Disconnected di Henry-Alex Rubin del 2012. Oggi, nel mese di ottobre dell’anno di grazia 2018, c’è chi ha la testa dentro un PC, dentro un Mac, dentro uno smartphone e un tablet per tutto il tempo credendo di essere in contatto con tutto il mondo, eppure non è così. È semplicemente isolato e, tra l’altro, questa cosa, fa un po’ paura.
Accade già coi ragazzini, coi bambini. I genitori (ma solo perché lo fanno tutti gli altri genitori allora dovete farlo anche voi?) abbandonano e danno questi strumenti in mano ai figli già dall’età di otto anni, per non dire anche molto prima e, chiaramente, li hai persi, arriveranno solo a usare sempre di più lo strumento e a compenetrare mondi virtuali che sembrano però dannatamente reali.
Si crede di stabilire connessioni, rapporti umani. Spesso non si stabilisce un bel nulla. Gente che ha 5’000 amici su Facebook. Per non parlare di quelli malati di “like” su Instagram o su Twitter, su Facebook. Questa malattia dei “like” ha portato gente che non capisce nulla di nulla a diventare “famoso”, famoso di cosa? Ah, boh, di…
Argomento ripreso nell’episodio Nosedive di Black Mirror e affrontato in modo perfetto. Un futuro che già è presente!
Ebbene, sì, spacciato per un thriller, la nuova serie TV spagnola esclusiva di Netflix uscita il 5 ottobre coi suoi 8 episodi ha detto la sua. Elite parla di una scuola spagnola frequentata solo da ragazzi e ragazze di famiglie ricche e potenti, persone che non hanno la più pallida idea di cosa voglia dire sbarcare il lunario.
In questa scuola arrivano, una bella mattina, tre nuovi ragazzi appartenenti alla classe dei “poveri”: Christian, Samuel e Nadia.
Tre degli attori di questa nuova provengono direttamente dalla serie TV “La casa di carta”, sempre spagnola e sempre marcata “Netflix originals”: Miguel Herrán (è Rio in LCDC), María Pedraza (è Alison Parker in LCDC) e Jaime Menéndez Lorente (è Denver in LCDC).
In realtà è un teen drama, ma un teen drama dove questi ragazzini di 16 anni si comportano come adulti quarantenni che non lavorano e che hanno soldi e potere. Quanto la sospensione dell’incredulità regge?
Nel 2018 le compagnie telefoniche hanno capito che la connessione dati è diventata un bene primario e che possono fare ciò che vogliono quando vogliono e come vogliono.
Prima si è operata la piccola mossa, di certo studiata a tavolino, per far pagare quanto dovuto in 1 mese in 4 settimane, ovvero producendo 13 canoni annui invece di 12 per un incremento pari all’8,33%. Molti utenti nemmeno se ne erano resi conto, poi, una volta che qualcuno ha detto a questi signori operatori telefonici di rientrare nei 12 canoni annui, allora ci sono rientrati e, dicono loro, senza alcun aumento.
Addirittura facendone un vanto! Come se ci avessero fatti un favore a non aumentare di un solo centesimo il giorno dopo che questa decisione dall’alto è stata imposta e resa operativa per ogni compagnia telefonica.