A volte trascorriamo periodi sempre uguali. Passiamo le giornate sempre nello stesso modo e a volte non ricordiamo se è mercoledì o giovedì.
Può capitare al ritorno di un lungo periodo di vacanze oppure semplicemente quando siamo immersi in una abitudine costante di fare le cose sempre nello stesso identico modo e non riusciamo a capire che il tempo corre via e non torna più.
È un po’ che non scrivo per il blog. Questa estate ho letto qualcuno sollevare lamentele sempre nei confronti di noi autori, così avevo preparato una serie di articoli verso le persone che si lamentano degli autori, ma che senza non ci vivono.
Purtroppo, alla data attuale, 28 luglio 2018, non sono riuscito ancora a pubblicare il IV volume de “Le parole confondono”. Devo ancora comprare la copertina originale, ma almeno ho già pronti tutti gli elementi della stessa in una versione “demo”.
Il problema non è di certo questo. In effetti mi basta un attimo per produrne una in alta risoluzione dopo aver comprato l’immagine che ho già selezionato.
Il vero problema è il tempo per l’editing del testo, il caldo, e i ritardi sono anche dovuti al fatto che abbia dovuto editare “Non vado di fretta” e farne l’e-book, tagliando via un mese intero dal programma di pubblicazione previsto.
Chi segue il mio blog sa che spesso ho criticato gli e-book fatti male. Ero convinto che quando si carica un e-book sullo store di Amazon poi l’utente compri quel file.
Ho scoperto che non è esattamente così.
Il file viene convertito e poi la visualizzazione dipende da dove viene fatta.
Dicono che sono un ottimo fotografo, ma io lo faccio perché mi piace davvero fotografare, prendere e immortalare momenti particolari, i colori giusti. Ho fatto tantissime foto alla mia città.
Nel prossimo booktrailer del IV capitolo della serie “Le parole confondono” ho utilizzato foto e video realizzati da me tra Napoli e Sorrento e mi sono divertito un mondo. Anche nel booktrailer del romanzo sulla politica e l’editoria, sulla Roma bene, ho utilizzato foto scattate da me a Roma un po’ di tempo fa.
Be’, stamattina posso segnalarvi questo romanzo perché ne ho realizzato la copertina dietro indicazione dell’autrice e ne ho curato buona parte dell’editing e della correzzione bozze realizzando una edizione migliore di quella presentata a suo tempo dall’editore. Un bel romanzo che merita di essere letto. Perché prende nel profondo, con personaggi che restano nella mente e nel cuore anche a lettura conclusa.
Oggi, anno 2018, l’editoria ha subìto un’evoluzione molto particolare, e ancora ne subisce.
Ogni giorno quantità industriali di libri arrivano in formato e-book e cartaceo su negozi di libri on-line. E c’è anche chi, nel 2018, non produce e-book, ma vive di libri cartacei distribuiti solo presso piccole librerie fiduciarie e, sempre in questo 2018, gli editori sono stanchi di fare editing o, se ne fanno, è qualcosa molto all’acqua di rose.
Può darsi. Sono passato per vari stadi della scrittura, ho imparato negli anni e ancora imparo quotidianamente, senza sosta, da errori, da sensazioni sbagliate. Spesso ho lasciato molto spazio a chi aveva sempre qualcosa da dire sentendomi come un citrullo che ha bisogno di costanti certezze.
La scrittura è un fiume in piena che ci travolge per la varietà degli atteggiamenti delle persone che si incontrano nel tempo e per il modo in cui si interagisce con gli stessi.
A volte, tra mille situazioni e pensieri incoerenti, devo aver anche fatto scappare le persone da me senza rendermene conto. Forse anche per un mio atteggiamento (non reale) di estrema sicurezza o insicurezza.
Qualche giorno fa ho concluso le prime sessioni di editing completo del IV romanzo della serie “Le parole confondono“, così sono tornato a vecchi amori. Ho ripreso a editare il romanzone, quello sulla politica, sull’editoria, sul torbido quotidiano, un tantino immorale, in cui vedremo cattivi, ma anche personaggi buoni, sia chiaro. Se non ve ne fossero, l’umanità sarebbe estinta da un pezzo.
Qualcuno subirà le conseguenze delle azioni dei perfidi personaggi del libro. Rileggevo il primo capitolo e ridevo. Sembra davvero un inizio inquietante, paradossale, carico di aspettativa, un po’ come è accaduto per “Joe è tra noi” e “Sai correre forte“.
Ho visitato spesso certi luoghi, di alcuni mi sono così innamorato che ci sono tornato spesso.
L’ambientazione di un romanzo a volte è importante. Accade, invece, che spesso sia una delle cose che più si trascura. Ci si concentra solo sulla trama e si pensa: “Tanto il lettore si farà una sua idea del luogo”.
Può andar bene in un senso o nell’altro, però, ignorando l’ambientazione, una storia è ambientata da nessuna parte e ovunque e, quindi, il testo non si caratterizza in tal senso. In questo caso credo non servirebbe nemmeno dire i personaggi dove vivono o camminano: Napoli, Milano, Roma, Praga, Parigi, Londra, oppure lungomare o strada interna, o piazza. È uguale. Certo, resta sempre una scelta personale.