
Scrivere.
Vuol dire tutto e nulla.
Sicuramente vuol dire esporsi, vuol dire fare bene i compiti e, comunque, non aver fatto nulla.

Scrivere.
Vuol dire tutto e nulla.
Sicuramente vuol dire esporsi, vuol dire fare bene i compiti e, comunque, non aver fatto nulla.

Oggi si festeggia un anno esatto dalla pubblicazione del romanzo “Le parole confondono”.
Per la prima volta, mi sono cimentato nella pubblicazione di qualcosa di estremamente complesso e lungo che, alla fine, mi ha soddisfatto; le recensioni sono tutte positive, inoltre il testo è stato lavorato come fa un qualsiasi editore che crede nello stesso. Nulla è stato dato al caso. Ho anche editato lo stesso con una editor professionista, comprato una bella copertina e realizzato un booktrailer. Il che è stato abbastanza impegnativo.
Qualche editore mi ha anche proposto di rimuoverlo dagli store e di pubblicarlo sotto il loro marchio, ma ho gentilmente rifiutato.

Quando si scrive una storia si pensa a una trama. Per scrivere bene bisogna che la trama sia determinata dai personaggi. Certo, una trama piena di colpi di scena di un action thriller può pure essere bella, mozzafiato, però poi, una volta finito il libro, la trama è nota e non si tornerà mai a rileggere il libro perché non si è legato coi personaggi, ma con la trama.
Sono scelte narrative, per carità, ma un buon testo si riconosce da tanto altro e, spesso, dalla visione dei personaggi, dal modo in cui sono presentati e dal modo in cui le loro storie passano sulla pagina.

È cosa nota che quando si scrive una storia, nella testa si hanno le gesta del personaggio principale, ma in una vera storia non esiste solo il protagonista, altrimenti non si chiamerebbe protagonista e non esisterebbe nemmeno una storia. Sarebbe un lungo monologo, adatto forse a una qualche forma di racconto breve.
In una storia ci sono più soggetti che interagiscono tra di loro. Lo scrittore che mette su questo contesto di vita interagisce con tutto il resto attraverso l’empatia con il personaggio principale.

Sì, mai acquistare un prodotto tecnologico in un negozio di cui non si conosce il modo in cui lavorano. I negozi di tecnologia furbi spero siano destinati all’estinzione.
Siamo più tutelati se facciamo un acquisto su un sito serio su internet che se andiamo in un negozio e compriamo un bene guasto. Esatto, guasto. Benché sia guasto vi diranno che va mandato in assistenza e che passeranno almeno 10 giorni lavorativi per capire che ha e, nel mentre, non ti verrà sostituito un bel nulla, magari per un centro commerciale è diverso, ma dipende sempre dalla politica che impone il marchio. Quindi non esiste una regola fissa, ma in generale parte l’assistenza senza sostituzione.

Qualcuno si chiederà: ma se uno come questo qui scrive 500 pagine di un romanzo da dove tira fuori tante idee?
Allora, premesso che non bisogna scrivere per forza così tanto per farti venire le idee, devi comunque sapere dove vuoi andare a parare, se stai usando un pretesto per parlare di certi argomenti. E dai non guardatemi storto, perché non è certo una novità che qualcuno usi una sorta di ambientazione della storia partendo da qualcosa che serve solo per parlare d’altro. Lo fanno anche i comuni signori pubblicati dalle signore case editrici di cui TU lettore compri quei cosi chiamati BEST SELLER.
E concludiamo la settimana con un bel sorriso tutto da gustare.

Perché almeno si può sorridere.
Siamo vivi? Allora sorridiamo.
Ecco, non ci crederete.
Abbiamo lo scoop sull’agenda digitale.
Ecco l’agenda digitale di cui tanto si parla:


Quando un autore indie serio pubblica un romanzo è un po’ un parto.
Nel mio caso, l’ho riscritto mentre lo scrivevo. Ho operato diverse revisioni prima ancora di finire, per capire alcune cose sulla storia, perché i miei romanzi sono sempre su temi impegnati, tosti. Proprio il classico testo che nessun lettore si va a cercare di suo in una libreria e che, di conseguenza, nessun grande editore ti chiederebbe di scrivere perché non farebbe grandi numeri. Il primo romanzo è stato apprezzato da un po’ di addetti ai lavori… sì, parlo di editori. Mi hanno detto tutti che ho del talento, ovviamente questo non vuol dire che sono il miglior scrittore del globo e che posso anche smettere di migliorarmi. Vuol dire che posso arrivare ai lettori se me ne viene data l’opportunità.

…te stesso, soprattutto se è uno scrittore. Nell’75% dei casi il senso estetico e narcisistico che è in lui/lei raggiungerà vette impressionanti e se da scrittore vorrai confrontarti con lui/lei abbine paura. Solo lui/lei sa scrivere meglio di te, ti guarderà dall’alto in basso con disprezzo, perciò quando incontri un altro scrittore, un’altra scrittrice, pensa di amare come ameresti te stesso. E se non sai amarti, impara con quell’75%.