il personaggio in una trama da lavatrice

"Laundry room" stock photo by http://www.pixmac.com

A volte mi capita di parlare con alcune persone che si sono stampate una raccolta di racconti o un romanzo e lo hanno fatto passare per una pubblicazione unica e di qualità, oppure con persone che in 6 anni hanno pubblicato solo una raccolta di racconti e basta.

Quanti consigli da professionisti vengono fuori che ti fanno pensare. Sanno perfettamente come bisogna scrivere, cosa si può scrivere e cosa non si deve scrivere.

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Anno nuovo…

Cercherò di essere sintetico.

Innanzitutto buon anno nuovo a tutti. Buoni e cattivi.

Con la chiusura del 2011 si fa sempre più forte in me l’esigenza di non mandare più nessuno scritto a nessun editore, facendo di un’erba un fascio. Tanto scrivere non è che arricchisca nessuno. Autore in primis. Tanti sforzi che non arrivano mai in porto. E anche quando arrivano l’esperienza dà in sé molto poco.

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self publishing… che brutta parola!

Un po’ di tempo fa ho seguito una polemica di chi accusa gli autori di self publishing di essere un po’ troppo vanitosi pur non avendone alcun valido motivo.

Sì, è vero. Pubblicarsi a “tutti i costi” può sembrare un modo come un altro di buttarsi una zappa sui piedi a prescindere dal valore di ciò che si pubblica. Senza un editore si è bollati come “poveri sfigati” e, in alcuni casi, dà fastidio, può portare a minor testi di qualità e può indispettire alcuni editori. Sono miti da sfatare.

Quello che non è vero in assoluto è che gli autori che si autopubblicano sono scadenti e, soprattutto, spacciare l’autopubblicazione per Editoria a pagamento. Questa si chiama disinformazione.

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Non vado di fretta

È nato. Molto tempo fa, circa due anni, vi parlai di un libro che avevo letto. Una esordiente super esordiente. Non ha mai nemmeno scritto un racconto.

Il romanzo è stato messo in catalogo il giorno 25 ottobre scorso, ma allo stato attuale non si trova da nessuna parte. Dovrà essere fata una prima presentazione dopo di che dovrà passare una settimana per trovare il libro in alcune librerie fiduciarie. Al momento lo si può acquistare direttamente sul sito o prenderlo alla presentazione.

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Intervista ai fondatori di WePub

Il 26 settembre scorso è nata una nuova casa editrice: WePub. Casa editrice dedita al digitale.

Ho contattato i fondatori e proposto una breve intervista. Non ho voluto rubargli tempo prezioso al gran da farsi che c’ è in una nuova casa editrice, anche se le domande avrebbero volute essere tante. Sono stati gentilissimi.

L’ annuncio è girato su Twitter. Uno di quei casi in cui la rete costituisce un efficace elemento di pubblicità se usato nel modo giusto. Questi nuovi editori sono alla ricerca di esordienti, quindi sono molto curioso di vedere i primi testi che usciranno da qui a qualche mese.

Potete seguire WePub su Twitter o su Facebook.

Ultima cosa e poi vi lascio all’ intervista. Una delle cose molto carine di questa casa editrice è che sul loro sito indicano il titolo del testo e l’ autore che in quel momento stanno valutando.

Sembra quasi superfluo dirlo, ma: «WePub non è una casa editrice a pagamento. Pensiamo che una casa editrice non debba in nessun caso chiedere contributi economici ai propri autori, ma che debba scommettere su di loro, premiandone il talento.»

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