Le case editrici non sono tutte uguali

Per chi non ha seguito i miei precedenti articoli, riepilogo dicendo che sul mercato esistono diversi tipi di case editrici:

  • a pagamento;
  • NON a pagamento.

Le prime accettano qualsiasi cosa, tanto per pubblicarvi si paga. Magari con l’acquisto di 200-300 copie della vostra stessa opera, oppure con un contratto che prevede 2000-3000 EUR per circa 100-200 copie, ovviamente le modalità cambiano da casa editrice a casa editrice e vanno verificate.

Le seconde NON prevedono alcun onere di pagamento da parte dell’autore e si viene pubblicati se la propria opera vale ed è in linea con i prodotti della casa editrice (non si inviano storie fantascientifiche o noir a case editrici che non ne pubblicano, per esempio).

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“Al bar”… ci sono anche io

È una sera piovosa; l’uomo entra nel bar; si sbottona il soprabito umido; una nuvola di vapore l’avvolge; il fischio parte lungo i binari a perdita d’occhio lucidi di pioggia.
(Italo Calvino, Se una notte d’inverno un viaggiatore)
copertina dell'antologia "Al Bar" edita da Giulio Perrone Editore

Sono le storie a popolare un caffè: le vite che lo attraversano, le esistenze che vi transitano. Il vecchio barista, per esempio; il suo passato e le sue disillusioni, la saggezza di chi ha conosciuto molte persone senza doversene, in fondo, curare. La cassiera sognatrice, il cameriere inesperto, il fondatore del locale – al vostro servizio dal 1900 e passa – nella sua foto ingiallita accanto alla macchina del caffè.
E poi ci sono gli avventori: un’umanità di passaggio, nell’atto di calcare la forma di un’abitudine, o di assecondare un bisogno improvviso. Aspettano l’ora di un appuntamento, festeggiano una piccola vittoria. Si guardano tra loro, di sottecchi, col gomito sul banco e le briciole sul cappotto – non c’è il tempo di toglierlo; si incontrano, oppure s’ignorano. E infine, passano oltre, come da una delle tante stazioni della vita, verso altre destinazioni; con l’odore di caffè nei capelli e la dimenticanza già nello sguardo.

(tratto da Perrone LAB)

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case editrici: di chi fidarsi?

Era da un po’ che volevo scrivere questo articolo.

Con chi pubblico?

Ci sono scrittori che si guardano in giro ancora prima di pubblicare qualcosa, anche solo per curiosità, per essere preparati e, in un certo senso, capire se si aspira a essere pubblicati o meno. In fondo si può anche scrivere e non desiderare di essere pubblicati. Certo è un caso particolare, ma può capitare.

Scrivere può essere un esercizio che rilassa, può essere un modo per focalizzare sul mondo, su se stessi. Spesso lo scrittore attinge a piene mani dalle proprie esperienze personali, magari, a volte, troppo personali per poter considerare davvero di pubblicare quanto scritto. In ogni caso lo scrittore quando inventa storie si mette a nudo. Ci sono piccole parti di se stesso che si spandono nel testo attraverso i tanti personaggi e le storie e solo chi ci conosce bene ne coglie i tratti.

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In treno… ci sono anche io

«E, d’improvviso, nel silenzio profondo della notte, aveva sentito, da lontano, fischiare un treno.»

Luigi Pirandello

“C’è chi il treno deve aspettarlo tutte le mattine, col suo rumore sempre uguale, come una cantilena dei giorni; ogni mattina e ogni sera, lo sguardo corre di continuo all’orologio, e le gambe stanche sperano in un posto a sedere. Nell’era del pendolarismo frenetico e dei voli low cost, nel millennio un po’ folle delle distanze azzerate, l’idea del treno fa sorridere, certo. Ma è anche un sorriso di malinconia. C’è qualcuno che, passando di corsa sotto il tabellone degli orari, non abbia mai cercato la destinazione più lontana sognando una fuga?”

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Lo scrittore moderno gioca con le parole senza smettere mai

(una dedica spassionata a un grande autore)

Cosa poter dire di Stephen Edwin King senza risultare ripetitivo e scontato? Come parlare di questo prolifico autore senza diventare banale? Ormai la stampa internazionale ne ha discusso sempre più spesso. Il Re degli autori contemporanei moderni è entrato nelle case di mezzo mondo con più di cinquanta opere, ha scritto tutto lo scrivibile, ha trattato tutti i temi, i generi, si è dilungato, in alcune opere, in maniera eccessiva, permettendo sempre e comunque di cogliere la forza della parola scritta. Forse non c’è il modo giusto per discuterne, solo iniziandone a parlare ci si può rendere conto di chi sia davvero Stephen King.

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Le mie pubblicazioni

Chi segue il blog da un po’ sa che ho pubblicato una poesia all’interno di una raccolta di poesie e racconti realizzata dall’editore romano Giulio Perrone Editore.

Mi hanno anche pubblicato il racconto breve “Il distacco” sul sito di Homo Scrivens, una redazione di scrittori con la passione, ovviamente, per la scrittura 🙂 .

Per facilitare la ricerca ho creato la sezione Scritti che al momento contiene questi due testi.

Alla prossima.

“Io non ho paura” – meglio il film o il romanzo?

“Io non ho paura”, di Niccolò Ammaniti

Dopo aver letto il libro di Niccolò Ammaniti ho visto il film (di Gabriele Salvatores) tratto dall’omonimo romanzo.

In genere è difficile che un libro sia trasportato al cinema senza perdere il potere evocativo e narrativo che lo ha prodotto. Molte cose nel film devono essere escluse dalla narrazione per motivi di tempi, che tra romanzo e pellicola non coincidono, inoltre la psicologia dei personaggi viene ridotta e a volte salta del tutto. Mentre in una scena di un romanzo si possono conoscere i sentimenti del personaggio in una data situazione, ciò non può essere sulla pellicola.

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