diario scrittorio: mercoledì, 18 marzo 2018

Finalmente sono riuscito a concludere il quarto volume della serie “Le parole confondono“, almeno la prima bozza. Mi basta e avanza. Non ho alcuna intenzione di mettermici a correggerlo rileggendolo almeno cinque volte, andando a caccia di refusi, parole da eliminare e far comparire sinonimi al loro posto per evitare ripetizioni, sentire il suono delle frasi, la cacofonia e altre tremila cose. Anche se l’ho già riletto e corretto varie volte prima di finirlo, ho trovato e rimosso una incoerenza che era lì da alcune versioni e che è sparita. Pace all’anima sua.

Però non ho ancora cambiato idea. L’ho concluso, sì, bene. Non ho detto che voglio/sento la necessità impellente di pubblicarlo. Forse perché l’anno scorso ho pubblicato ben due romanzi e mi sento ancora stanco?

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scrivere di tematiche difficili in un romanzo

(CC) Lauren Coleman from Flickr with Creative Commons license. No modification made to the picture.

Scrivere di tematiche difficili in un romanzo è molto più che difficile, è quasi impossibile se si vuol fare un buon lavoro. Chiunque può accennare tematiche difficili: alcolismo, stupro, droga, violenza, omosessualità, ecc… Le può accennare uscendosene con gli stereotipi più stereotipi del mondo.

Cosa si va ad aggiungere a quanto già detto da altri con un romanzo quando si accenna appena all’argomento, ma non si scende nel profondo? Nulla, direi. La tematica va approfondita. Ci sono persone che “trattano un tema” e lo fanno malissimo, lo accennano, e magari pubblicano con un grande editore e solo per aver trattato con tanta sufficienza un tema, oppure per aver confuso un tema con il concetto di fiction/narrativa stesso sentono di aver fatto una gran cosa.

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diario scrittorio: venerdì, 2 marzo 2018

È da un po’ che non parlo di cosa sto scrivendo, ma dice Marco Freccero che gli articoli del blog non devono parlare di scrittura se uno vuole trovare lettori. Ha ragione, ovvio, però i lettori di solito difficilmente frequentano blog e poi decidono di comprare il libro dell’autore del blog, inoltre, l’articolo di oggi è una ricorrenza, un compleanno.

Oggi sono due anni esatti che sono alle prese con il quarto volume della serie “Le parole confondono” (volume 1: “Le parole confondono“, volume 2: “Certe incertezze“, volume 3: “I motivi segreti dell’amore“).

Ecco, sì, ci vuole poco a capire che io, mentre sono alle prese con un romanzo, poi interrompo e ne inizio un altro, e poi ritorno su quello che stavo scrivendo alternandomi tra i due per un certo periodo. Scrivo un capitolo, lo rivedo, lo rivedo, lo rivedo, poi ne scrivo un altro e in tutte queste fasi continuo sul romanzo che stavo attualmente scrivendo. Un po’ come quando ci si deve mettere a tavola e nell’attesa che l’acqua della pentola bolla per buttare la pasta si inizia a tagliare il pane e lo si mangia, si spilucca un po’ d’uva se c’è, o si mangia altro pane, soprattutto se è ancora caldo e bello morbido.

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diario scrittorio: martedì, 16 gennaio 2018

Ecco, è da un po’ che non scrivo un articolo per questa mia rubrica.

Cosa sto scrivendo in questo periodo?

Il quarto volume della serie “Le parole confondono”. Serie che attualmente si compone dei tre volumi:

  1. Le parole confondono;
  2. Certe incertezze;
  3. I motivi segreti dell’amore.

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Il selfpublisher NON esiste

Immagine con licenza CC0 rilasciata su Pixabay.

Spesso si inizia a usare un termine “nuovo” e tutti lì a inondare il web di informazioni errate (testate giornalistiche incluse), a volte lo si fa volutamente. Tanti a criticare e a fare disinformazione. Alla fine ti ritrovi una etichetta addosso, una etichetta che, però, ognuno interpreta a modo suo. In realtà, l’etichetta pura non esiste. Il selfpublisher NON esiste. Non esiste?

No, non esiste. E sicuramente se esistesse non avrebbe nulla da dimostrare a nessuno sul proprio operato e sul fatto di dover essere superiore o inferiore a qualcuno, può esserlo e basta, superiore, senza per questo che lo si debba dire, almeno non usando parole che escono dalla sua bocca, anzi, il selfpublisher, quello vero, che non esiste, non dice nulla. Fa.

Eppure, a forza di ricevere attacchi, insulti continui e costanti, alla fine, ti rompi i coglioni, e inizi a sclerare, dire che sì, tu sei un selfpublisher e sei meglio di Tizio, Caio e Zempronio messi insieme.

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diario scrittorio: martedì, 1 agosto 2017

È tempo di estate… no, per me è tempo di scrittura.

Come ho già detto in precedenza, NON ho particolare voglia di andare in vacanza da qualche parte. Più che altro, se riesco a non soffrire il caldo, dopo aver passeggiato un po’, dopo aver letto, visto una serie TV, mi viene una voglia matta di scrivere. Di raccontare storie estive. Mi piacerebbe pubblicare una storia alla settimana. Chiaramente è improponibile perché non si può produrre davvero una buona storia in 7 giorni passando per tutto il processo di autoeditoria (editing, riscrittura, riletture varie, beta reading, realizzazione copertina, ebook e cartaceo) e… promuoverla?

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diario scrittorio: martedì, 16 maggio 2017

Qualcuno avrà notato che sono due settimane in cui non ho scritto nemmeno un articolo per il blog.

Ho avuto un po’ da fare. Sono stato in giro. Molto in giro, mentre disperavo di non poter scrivere, completare il romanzo iniziato circa sei anni fa e di non poter tornare a editare il terzo libro della serie “Le parole confondono“. Ma mi sono divertito tanto quindi non ho scritto, e sono stato benissimo.

Nel mentre ho avuto un’altra idea, diciamo che c’è sempre stata. Un modo per decantare l’amore che ho per una certa città. E, infatti, due giorni prima di ripartire sono andato in giro per vari negozi e ho comprato un quadernetto carino dove ho iniziato a scrivere, in mancanza di un PC, a mano i motivi per cui val sempre la pena di tornare in un certo luogo. Dovrei aggiungere un motivo al giorno, motivi brevi, ovviamente. E diventerà non un romanzo, ma un saggio da pubblicare un giorno.

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diario scrittorio: venerdì, 28 aprile 2017

Da quando ho pubblicato il mio ultimo romanzo non ho smesso di scrivere, correggere.

Ho fatto già la mia prima e completa revisione del terzo volume de “Le parole confondono” e, ora, sto affrontando il romanzo dei romanzi, quello che continuo a scrivere in rarissimi momenti di pausa. Sono passati già sei anni da quando l’ho cominciato.

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la scrittura è un processo non naturale

Image from Picmelon.com freely available here and distributed with CC0 Public Domain license.
Image from Picmelon.com freely available here and distributed with CC0 Public Domain license.

Benché se ne possa pensare, la scrittura è un processo non naturale.

Quando si ascolta il ritornello di una canzone basta poco perché ti arrivi in testa e non se ne vada più. In un attimo ti ritrovi questa sequenza di parole e note che ti frullano in testa, le canti sotto voce. La musica è una cosa che è un processo naturale. Le note naturali sono appena 7, quindi è semplice combinarle insieme. Le parole, invece, sono centinaia di migliaia.

Quando ero a scuola e dovevo imparare a memoria una poesia, era una botta in fronte di quelle tremende. Il “5 maggio”, le poesie di Natale, di Pasqua. Mamma, che disastro!

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