Lo stato dell’arte e la scrittura


Lo stato dell’arte è il punto di partenza di un qualsivoglia argomento.

Di solito si cerca di capire lo stato dell’arte di un certo argomento per vedere in che modo migliorare.

È un modo per dire tante cose e nulla.

Oggi voglio parlare della scrittura e dell’autopubblicazione… O forse solo di me.

Dovrei essere diventato famoso oramai visto che sono state regalate 1702 copie digitali del mio “Racconti dall’isola” solo su piattaforma Kobo (Kobo Books, inMondadori e Feltrinelli), 40 copie da Google Play e 16 copie da Apple iBookStore. Per un totale di 1758 copie gratuite. GRATUITE.

E con 1758 copie gratuite di un ebook nemmeno un “grazie per avermi fatto leggere i tuoi racconti”. Non pensiamo poi di voler essere recensiti. Come siamo rompiscatole, eh?

Diciamo che i racconti non piacciono a tutti, molti non sanno giudicarli e molti non fanno recensioni perché non hanno tempo o non sanno farle. Molti prendono l’eBook gratuito e lo aggiungono all’infinita collezione di eBook gratuiti e a 99 centesimi che non leggeranno mai, ma va bene così, no? Tanto sono famoso.

Sto leggendo 22/11/63 (sì, ho riscoperto il piacere per il cartaceo) del mio unico autore preferito… Ho tutto delle sue opere: saggi, romanzi, novelle, racconti, eBook. Non ho perso nulla. Stephen King è l’unico autore di best seller che compro, perché è l’unico che ritengo degno di ricevere i miei danari. Di altri pseudo best seller non ho bisogno, mai che mai se sono libri italiani. Ho la puzza sotto il naso? Può darsi, ma non è questo il punto. King in questo romanzo dice una cosa molto importante e la dice facendo parlare un personaggio. Un insegnante di letteratura. Dice che in un racconto non c’è nulla da capire, un racconto è un racconto. O piace o non piace.

E invece in Italia abbiamo gli esperti che ti dicono che “i racconti sono incompleti”. Niente di più insultante per chi li ha scritti. Io ho letto raccolte di racconti, molte di King. E ci sono racconti che mi sono piaciuti e altri meno o per nulla, ma non mi sono mai sognato di dire che Stephen King abbia scritto racconti incompleti, anche perché un racconto è un testo breve e definirlo incompleto non fa altro che puntare sull’incapacità di riflessione di chi pronuncia questa frase. Stephen King vi direbbe che un racconto è un racconto. Punto.

Se non piace, va benissimo. Se piace, meglio ancora, ma non fa una piega in nessuno dei due casi.

In 1756 lettori ci fosse stata una fetente di recensione, ah, sì una c’è su inMondadori. Un mio fan che ha letto tutti i miei 4 eBook e lo ringrazio molto. In realtà ho scritto questo articolo per ringraziarlo della sua costanza 🙂 .

Per non parlare degli eBook a pagamento. Non si arrivano a contare i lettori su più dita di due mani, ma ne ero perfettamente consapevole. Io non sono un vero selfpublisher. Il vero selfpublisher esce dal fuoco. Si fa promozione, marketing, piani di vendita. Vende 3000 copie del suo romanzo in eBook.

A me piace scrivere. Mi sto rileggendo “Le parole confondono”, ora non so se le sensazioni che provo e il fatto che non riesca a staccarmi dal testo leggendo anche 200 pagine di seguito dipenda dal fatto che lo abbia scritto io e che sia stato editato davvero bene (me la canto e me la suono, eh? 🙂 ). Ma davvero mi piace. Ho letto libri pubblicati da piccoli editori che erano pieni di refusi, di frasi infelici e di trama piatta, personaggi asettici, per non dire che ho trovato anche libri autopubblicati che erano scritti male, al limite della decenza, alcuni me li sono fatti rimborsare da Kobo perché davvero orrendi, altri molto belli di cui sono contento, anche perché costavano più della media (circa 4 euro). Si sa che oramai non c’è più differenza tra chi si autopubblica e chi pubblica con un editore. La qualità dei testi è pressappoco la stessa, con punte di qualità che giocano a favore dell’autopubblicato.

Poi sistemai gratuitamente (non volevo soldi) un eBook in cui l’indice era fatto male e per questo non era accettato da Apple… e meno male direi: per la pace di chi lo avrebbe comprato. Altre piattaforme pur di fare soldi accettano eBook convertiti senza nozioni di ePub. Il problema di quest’autore era che la piattaforma italiana scelta per l’autopubblicazione non gli hai mai più caricato l’eBook su Apple. Anche perché Apple ha un suo sistema di caricamento particolare, quindi tutti gli aggiornamenti successivi al primo in qualsiasi piattaforma italiana vengono ignorati (anche presso la piattaforma stessa) e l’eBook respinto da Apple in prima istanza non arriva più su Apple. Eppure dopo tanto mettermi a perdere tempo pare quasi sia colpa mia se non c’è stato più il caricamento dell’eBook giusto sul book store di Apple. Nulla da dire invece a chi ha fornito il servizio di selfpublishing. Mi pare giusto.

Lo scrittore deve essere forte e crearsi la sua isola. Ignorare l’invidia e i contatti ricevuti perché fatti per interesse. Una volta ho ricevuto l’email di un autore che mi annunciava l’uscita di un suo eBook. Avevo letto il suo lavoro precedente e mi era piaciuto e gliel’avevo fatto presente, ecco perché gli avevo reso noto del mio primo eBook. Ovviamente nessun riscontro. All’arrivare dell’email pubblicitaria mi sentii un po’ usato e a quel punto gli risposi dicendo: “dedicherò al tuo eBook la stessa attenzione che tu hai dedicato al mio. Né più, né meno”. Risposta educata, no?

Ho deciso di non fare più nulla. Sì, davvero. Serio.

So che dopo questo articolo perderò quei pochi lettori che hanno davvero apprezzato il mio romanzo. Di cui ci sono ben 5 recensioni, davvero li ringrazio. Non conosco personalmente questi lettori quindi non si può dire che abbia in qualche modo influenzato il giudizio degli stessi e poi io non faccio molto marketing, anzi non ne faccio proprio. Un link su twitter ogni tanto giusto per ricordare a me stesso di aver pubblicato 5 eBook e 4 cartacei. Una volta al mese.

Poi in questo periodo al lavoro le cose vanno malissimo. Mi verrebbe voglia di piangere ogni momento, ma non lo farò. Chiuderò gli occhi e penserò a come avrebbe fatto Andrea Marini ne “Le parole confondono” e proverò a tirare avanti un altro poco finché non mi sentirò completamente schiacciato e a quel punto dovrò reagire d’istinto e magari fare una cazzata, ma farla, magari mi salvo, chissà.

E ascolterò musica, ma non scriverò più. Solo se mi sentirò ispirato e motivato. E la motivazione quando si scrive è il perno di una storia. Senza si perde solo tempo a scarabocchiare… Oddio, in realtà scriverò ancora, Francesco, Andrea e Giulia mi corrono ancora appresso, ma non mi interessa più far leggere nulla a nessuno. Non più. Sto ridimensionando un po’ di cose.

Recensire, leggere, scrivere, pubblicare, lettera, testamento.

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