l’artista emoziona?

Un vero artista vende emozioni?

Uno scrittore bravo emoziona. Lo scrittore vive di emozione creativa e porta i lettore a emozionarsi. E se questo non avviene è fallito il compito dello scrittore, ma a volte è il lettore che non si è sintonizzato sulle corde di chi dovrebbe emozionare. Magari sì, se il genere non è il suo, se la storia non la sente sua perché abituato ad altro. Leggere non è facile.

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C’erano una volta un lettore, un editore, un editor e un selfpublisher

Questo articolo vuole essere una riflessione su quello che è diventato il lettore nel 2013, da quello che si aspetta da un e-book e da quello che i grandi editori lo hanno fatto diventare.

La riflessione mi è venuta in diverse forme e nel tempo e ora la pongo nero su bianco qui. Voglio premettere che per lettore qui intendo una persona che legge testi su e-book.

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Leggere tanto e tutto assieme

Cosa fa un buon scrittore? Scrive, direte voi.

Risposta sbagliata, dico io.

Un buon scrittore legge, legge e legge. Era un po’ di tempo che ero incastrato in letture varie minori finché non mi sono imbattuto in due signori testi.

Li ho comprati due o tre giorni fa sempre dalla mia amata libreria Kobo… Anzi, non è andata così. Mi son prima fatto mandare l’anteprima sul lettore. Ho iniziato a leggere entrambe e mi sono detto, va bene l’accendiamo, anche perché erano in offerta per qualche giorno. Spesso guardo le offerte su Kobo Books. E se conviene, se il testo mi convince, compro.

I due e-book di cui parlo sono “Buongiorno Los Angeles” di James Frey e “Il mondo di Sofia” di Jostein Gaarder.

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I personaggi hanno l’anima

Quando si scrive una storia di solito si parte da un’idea, poi nella testa si genera una trama, o piccola parte di essa, si pensa, si ripensa e alla fine o si mettono da parte quelle idee se non convincono, se non è il momento per quel tipo di testo, oppure si inizia a scrivere seguendo uno schema messo nero su bianco o tutto in testa, come fa Stephen King.

Chiaramente ognuno scrive di ciò che vuole seguendo schemi oppure no, facendolo tutti i giorni o giorni a caso.

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Perché non partecipo a premi e concorsi

In genere uno scrittore deve partecipare a premi e concorsi, mettersi in gioco, giusto?

L’unico premio a cui partecipo convinto è il Premio Italo Calvino. Vi ho partecipato l’anno scorso con un romanzo e vi ho partecipato quest’anno con un altro romanzo. Ritengo questo premio costoso, sì, ma un vero trampolino di lancio per un autore e, soprattutto, perché in ogni caso forniscono una scheda di valutazione dell’opera e, in caso di vittoria, sono soddisfazioni. Be’, sono soddisfazioni a prescindere.

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