Qualche giorno fa mi trovavo a girare per Napoli e mi sono imbattuto nel set cinematografico della seconda stagione de “L’amica geniale”, la serie TV tratta dall’omonima tetralogia di Elena Ferrante e pubblicata da Edizioni E/O.
È stato un attimo, un lungo attimo di emozioni, di desiderio di bellezza per una città che offre sempre meno momenti di grandezza. Mi sono chiesto quanto la cultura possa davvero aiutare la città a risollevarsi.
Ma non lo so. Preferisco domande inevase. Domande a cui chiunque può rispondere a modo proprio, con la massima tranquillità. Senza agitarsi come fanno in TV. O magari senza nemmeno porsi domande, ma restando semplicemente incantati a guardare e poi andare oltre.
Quando si racconta una storia, fosse anche mettere nero su bianco poche frasi che compongono un racconto, bisogna fare attenzione a quella che è la sospensione dell’incredulità, ovvero bisogna fare in modo che ciò di cui si parla sia credibile.
Libro leggero e molto discorsivo come ci ha sempre abituato Luciano De Crescenzo. Parla di Napoli, una Napoli che sembra ritrovarsi chiusa sempre negli stessi problemi, problemi che però diventano particolarità, perché osservati da tutti i punti di vista senza spingersi a un giudizio unidirezionale. Già dagli anni ’70 la città soffriva di grandi drammi.
A parte il silenzio e la concentrazione, la scrittura va affrontata di petto. È solo scrivendo che si arriva a conoscere meglio una storia e che ci si va incontro al percorso che è segnato e che non è sufficientemente noto finché non se ne trovano i passi. È come una luce magica che di notte in un bosco illumina un sentiero che prima non sembrava essere lì e che seguendo il quale si giungerà a destinazione.
Certe scene sono inevitabili, necessarie, affinché il lettore non possa restare deluso, affinché il tuo personaggio, creato con cura, con amore, non resti incompleto.
Il romanzo è lungo, mostra la vita mondana quotidiana, le ricchezze, le povertà, i peccati terreni di Nanà, una ragazza sfuggita alla povertà e da cui cerca di tenersi lontana a tutti i costi.
La ragazza vive nello sfarzo, debutta in un teatro come attrice e riscuote un gran successo. Da quel momento in poi tutti gli uomini si innamorano di lei, restano incantati da questa ragazza che riesce a essere altruista ed egoista al tempo stesso.
Mi chiedo spesso se un autore deve essere simpatico o meno affinché un lettore possa avvicinarsi ai suoi libri. Mi riferisco al mondo in cui la sua personalità riesce a trasparire o meno da ciò che scrive in rete.
Oggi provo a ragionare su un argomento proposto nell’articolo di Maria Teresa Steri il 12 marzo scorso. Se vi va, a voi che seguite il blog, date una vostra opinione.
Un autore deve essere simpatico? Che poi vuol dire: “Come è percepito l’autore tramite blog e social network?”. In genere la risposta è che la storia del romanzo che ha scritto viene prima di tutto il resto. Ed è proprio così che in generale la penso io. Nel senso che spesso non conosco l’autore attraverso ciò che dichiara in giro.
Ho letto “L’oceano quando non ci sei: Storia di due fratelli e dell’estate che cambiò la loro vita” di Mark Lowery in pochi giorni. Non si tratta di un romanzo, e nemmeno di una novella, ma di un lungo racconto di circa 36’000 parole, anche se l’editore lo presenterà come un romanzo.
Il primo novembre scorso ho pubblicato il mio nuovo romanzo: Un giorno, sempre.
L’estate a Napoli è la stagione delle stagioni: giunge sempre prima, le giornate diventano ricche di colori, di luce, di sogni e di sorprese. È in un giorno troppo caldo di maggio che Gianluca incontra Francesco; non si vedono da quattro anni ma lui ricorda bene il periodo in cui l’amico lo ha aiutato.
Tornano le forti sensazioni di allora, e i sentimenti d’amore per Francesco, quelli che ha sempre represso, riprendono a invadergli il cuore. È spaventato come lo era allora: non vuole permettere al dolore di riemergere, e non può perdere la preziosa amicizia ritrovata dopo così tanto, perché l’emozione che Gianluca credeva sopita torna ancora una volta a chiedere attenzione, un’attenzione che stavolta dovrà essere assoluta.
Quarto volume della serie “Le parole confondono”, può leggersi come romanzo a sé stante, anche se si consiglia la lettura di “Un giorno, sempre” dopo “Le parole confondono”, “Certe incertezze” e “I motivi segreti dell’amore”.
Di seguito la seconda frase dedicata al nuovo romanzo.
Frase del giorno #7
Ci sono giorni che sto benissimo e altri molto meno, soprattutto quando piove, quando devo cucinare e non ne ho voglia.
Quando la pioggia batte sui vetri, lenta e silenziosa.
Mi stenderei sulle coperte del letto, nel buio della mia stanza, senza fiatare, in attesa di addormentarmi lì sopra, lasciandomi attraversare da brividi febbrili mentre cerco il cuscino a occhi chiusi.
A volte, su quel letto, nei giorni di pioggia, abbandonando il mio fisico straziato e debole, risento i brividi percorrere la schiena. Col corpo fermo e le palpebre abbassate, odo il ritmo del mio cuore, sento la mancanza di qualcuno che mi faccia una domanda, una sola piccola grande domanda, anche se io non riuscirei a rispondere. Mi ammutolirei per minuti interi come accadeva sempre quando ero adolescente.