diario scrittorio: lunedì, 21 marzo 2016

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Come passa il tempo, vero?

Il 21 marzo. Data importante, no?

Il 21 marzo rappresenta il primo giorno della primavera, ma chi ha letto il mio romanzo “Le parole confondono” sa bene che oggi, più precisamente nella notte che spinge il 20 marzo verso il 21, Andrea Marini, il protagonista della storia, subisce un grande torto.

Uno dei tanti, ma di sicuro il più violento di tutti, il più indesiderabile. Eppure Andrea non se ne rende conto, ma è forte, saprà uscirsene, o forse no?

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il #selfpublishing è il male estremo: annientiamolo

(C) ScottS at Morguefile
(C) ScottS at Morguefile
Tutti si lamentano dell’editoria, ma spesso nessuno ne sa a sufficienza. Nessuno è a contatto con editori per poter dire: «Ehi, ma è vero!».

E alla fine il problema che si riscontra non è l’editoria, ma il selfpublishing. Certo, se ci fermiamo a un’analisi superficiale è così che va a finire. È sempre e solo colpa di quella brutta gente che scavalca l’editore e si pubblica da sola e, fino a prova contraria, è proprio così, giusto?

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Il successo di un romanzo: relazioni tra personaggi

(C) chelle at Morguefile
(C) chelle at Morguefile

Oggi si parla di relazioni e personaggi.

Per avere successo in termini di vendite qualcuno mi diceva che i personaggi di un romanzo devono essere due. Devono odiarsi per tutto il romanzo e alla fine baciarsi e lasciare a intendere che si ameranno per sempre.

Non so se questa persona dicesse seriamente o meno, o se si stesse divertendo un mondo a prendermi in giro.

Può darsi che abbia ragione e, in tal caso, non avrò mai il successo in termini di vendite visto che nel mio ultimo romanzo ho riscoperto il fascino per i personaggi.

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Lungo, corto, leggibile, illeggibile… romanzi e dimensioni

(C) dhester at Morguefile
(C) dhester at Morguefile

È cosa nota che un libro di certe dimensioni spaventa sempre. Certe dimensioni… ma si parla di libri o di apparati genitali maschili?

A volte il richiamo al concetto di lunghezza spinge a fare certi pensieri, no? Ci si confonde… si pensa al numero di centimetri/pagine.

Ironia a parte, la confusione potrebbe venire fuori quando un libro non è un granché, eppure mi sono messo a studiare e ho visto che uno dei libri più letti del pianeta arriva quasi a 600 pagine. Più letto, ma anche più vomitato.

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Il selfpublishing ti dà grande slancio

(C) lisasolonynko at Morguefile
(C) lisasolonynko at Morguefile

A volte si pensa che l’essere scelti da un editore tradizionale sia la vera strada (e anche l’unica) che porta alla pubblicazione dignitosa.

Dopo aver cercato di farsi strada tra editori a pagamento, quelli a doppio binario, quelli che offrono pseudo servizi editoriali, dopo essere stati ignorati dai grandi editori, se il nostro testo ha un certo valore si finirà nelle mani di piccoli editori che varieranno la percentuale dei propri diritti d’autore dallo 0% al 3-5% massimo. Sempre che poi ti dichiarino onestamente il numero di copie venduto.

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Il selfpublisher di successo

(C) Jason Gillman at Morguefile
(C) Jason Gillman at Morguefile

Nei precedenti due articoli ho scritto del perché smettere di essere un selfpublisher e del perché continuare. Ho scritto delle cose, ma ho specificato sempre di non prenderle esattamente come sono scritte. Ognuno di quei punti menzionati meriterebbe un articolo a sé che vada a scalfire lo strato della superficie.

Probabilmente sarò stato un po’ (tanto?) negativo in questi due articoli, ma ho affrontato in piccola parte il tema in cui alcuni di noi si ritrovano. E ho scritto questi due articoli perché ho letto sempre in giro articoli simili, così ho detto un po’ la mia.

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almeno 10 motivi (buoni e cattivi) per NON rinunciare al selfpublishing

(C) wunee at Morguefile
(C) wunee at Morguefile

Se in un precedente articolo ho esaminato con un po’ di ironia i motivi per rinunciare al selfpublishing, ecco ora a voi più o meno i motivi per non farlo, ma, come già detto nell’altro articolo, vi prego di non prenderli alla lettera, va bene? 🙂 . Diciamo che sono articoli con un piccolo fondo di ironia. Non sono cattivo.

Piccola premessa. Scrivo e riscrivo testi da circa  30 anni, ovviamente non in maniera continuata, cosa che è avvenuta solo dal 2010 in poi. Leggo da circa 27 anni.

A me piace la regola numero 30 😉 .

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almeno 10 motivi (buoni e cattivi) per rinunciare al selfpublishing

Ogni tanto fa moda. Parliamone ogni tanto.

(C) Ladyheart at Morguefile
(C) Ladyheart at Morguefile

Qualche giorno fa leggevo un articolo su Wired.it. L’articolo si intitolava: “Quali sono i migliori nuovi 10 selfpublisher italiani?”. Ecco era solo un titolo da clic. Cioè?

Arrivati sull’articolo l’autore spiegava che forse tra 4-6 mesi ci dirà quali sono questi 10 nuovi migliori selfpublisher. Chiaramente, visto che i l fenomeno del selfpublishing interessa sempre tutti nel bene e nel male, deve aver fatto un buon numero di clic senza dire nulla o molto poco.

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c’era una volta il beta reading

Scrivere è relativamente semplice, giusto? Tutti sappiamo mettere parole una dietro l’altra, concludere una storia, finire la prima stesura, ma saper scrivere davvero è un’altra cosa.

Non è la realizzazione della prima stesura a stabilire che si sa scrivere e che abbiamo finito con quel testo, anzi, direi che non abbiamo nemmeno iniziato.

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