(CC) Manuel. Nessuna modifica fatta all’immagine. Licenza CC 2.0.
Se vi è capitato di partecipare o di leggere delle lezioni di scrittura creativa, vi sarete resi conto che spesso si parla di un fantomatico lettore ideale. Ciascun scrittore pare avere in mente un lettore specifico per cui scrive.
Onestamente non saprei. Forse è una cosa che riconoscono gli altri, ma, per esempio, io che scrivo non penso: “Ah, ecco, oggi scrivo per questo tipo di lettore”. È probabile che lo faccia senza nemmeno rendermene conto?
Se prendo in mano un libro di Stephen King nemmeno riesco a immaginare lui per chi scriva. Scrive storie e le storie sono per tutti. Non so se King il suo lettore ideale ce lo abbia in mente. Una storia ben scritta secondo me è per tutti quelli che leggono bene (non è un’arte semplice) e che leggono molto.



A volte pensi che un autore non sappia farti vivere una storia, sei incerto se prendere o meno il testo, ti leggi la trama, un po’ di anteprima e ti catapulti nella storia, poi lo compri, leggi una pagina, ne leggi, due e i capitoli iniziano a volare, vieni trasportato dentro la storia, fai amicizia coi personaggi e ti ci leghi. Inizi ad amare l’adolescente Mirko e il piccolo Tommaso che sono due fratelli che hanno perso entrambe i genitori e che vivono da soli a Milano sotto la tutela dei due fratelli della madre. Mirko e Tommaso sono molto legati l’uno a l’altro e te ne accorgi dal modo in cui l’autore ti mostra la storia. Sì, la mostra, non dice cose come: “si volevano molto bene”, ecc…

