mille trame, mille e uno personaggi

(c) Camilla F. / Flickr
(c) Camilla F. / Flickr

Quando si scrive una storia si pensa a una trama. Per scrivere bene bisogna che la trama sia determinata dai personaggi. Certo, una trama piena di colpi di scena di un action thriller può pure essere bella, mozzafiato, però poi, una volta finito il libro, la trama è nota e non si tornerà mai a rileggere il libro perché non si è legato coi personaggi, ma con la trama.

Sono scelte narrative, per carità, ma un buon testo si riconosce da tanto altro e, spesso, dalla visione dei personaggi, dal modo in cui sono presentati e dal modo in cui le loro storie passano sulla pagina.

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l’empatia per il protagonista

(c) Claudio Riccio / Flickr
(c) Claudio Riccio / Flickr

È cosa nota che quando si scrive una storia, nella testa si hanno le gesta del personaggio principale, ma in una vera storia non esiste solo il protagonista, altrimenti non si chiamerebbe protagonista e non esisterebbe nemmeno una storia. Sarebbe un lungo monologo, adatto forse a una qualche forma di racconto breve.

In una storia ci sono più soggetti che interagiscono tra di loro. Lo scrittore che mette su questo contesto di vita interagisce con tutto il resto attraverso l’empatia con il personaggio principale.

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idee: da dove vengono fuori?

(c) Alessandro Pinna / Flickr
(c) Alessandro Pinna / Flickr

Qualcuno si chiederà: ma se uno come questo qui scrive 500 pagine di un romanzo da dove tira fuori tante idee?

Allora, premesso che non bisogna scrivere per forza così tanto per farti venire le idee, devi comunque sapere dove vuoi andare a parare, se stai usando un pretesto per parlare di certi argomenti. E dai non guardatemi storto, perché non è certo una novità che qualcuno usi una sorta di ambientazione della storia partendo da qualcosa che serve solo per parlare d’altro. Lo fanno anche i comuni signori pubblicati dalle signore case editrici di cui TU lettore compri quei cosi chiamati BEST SELLER.

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I dialoghi sono fatti di parole

immagine tratta da: http://nuovoeutile.it/esperienze-13-scrivere-dialoghi-per-cinema-e-tv/

Quando si scrive un testo narrativo una delle cose importati che lo scrittore deve saper fare è dare vita a dei dialoghi interessanti.

Attraverso il dialogo il personaggio, in quel momento, sembra davvero prendere vita, ragionare, sragionare, caratterizzarsi e, scrivere un buon dialogo, può diventare difficile.

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L’isola del giorno che verrà

Andrew Whyte - long exposure photography: Legography &emdash; Between showers
(C) Andrew Whyte

Chuck guardava l’orizzonte in attesa che Kelly, la sua Kelly, ritornasse da lui. Sperava che la nave che aveva abbandonato l’isola per salvarsi riuscisse a tornare. Se lo erano promessi e Kelly manteneva sempre le promesse, perché si amavano e, se ancora non era tornata, doveva esserci un motivo serio. La nave doveva essersi persa, forse non era riuscita a tornare indietro nel tempo e a fermare il Chuck del passato, ma se non c’era riuscita perché ora lei non era lì con lui?
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Il climax, massimo punto di attenzione

Il climax, chi era costui?

Wikipedia ci dice che nella narrativa, nel teatro, nel cinema ecc. indica l’apogeo di una serie di eventi concatenati che portano a una fase di particolare intensità.

E se in un testo narrativo non esistesse questo elemento chiave potremmo ancora essere soddisfatti di ciò che stiamo leggendo? Io qualche dubbio lo avrei.

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Scrittura a puntate e seguiti

Il miglio verde di Stephen KingOggi scrivere seguiti e saghe è una cosa normale. I grandi best seller privi di contenuto, ma vendutissimi (per una trilogia in 3 mesi 50 milioni di copie ha dichiarato qualcuno) vengono venduti in cofanetti che raccolgono i volumi, come se si trattasse di serie televisive.

Qualcuno avrà di sicuro comprato “Il miglio verde”, romanzo di Stephen King. Oggi viene venduto come libro unico, ma chi come me segue l’autore da 24 anni a questa parte sa bene che “Il miglio verde” è nato come esperimento. Un romanzo a puntate, 6 per la precisione. Una storia che è stata pubblicata in 6 mesi. Con grande attesa e seguito del lettore. Era il 1995, il 27 ottobre del 1995. Nella prefazione al romanzo King ci parla di come sia nata l’idea del romanzo a puntate. E in questa nota si dice che all’epoca di Charles Dickens era prassi comune e lo stesso Dickens aveva pubblicato molti dei suoi romanzi a puntate.

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#masterpiece fenomeno da baraccone?

Un articolo così non può che farmi stare bene. Se lo dico io che queste c…e (cose?) che trasmette un canale che chiede il canone sono c…e (cose?) volgari, sono io quello che ha la puzza sotto il naso, ma quando lo dicono esperti di novel writing godo come un pazzo, oramai il baratro dell’Italia è così evidente a tutti i livelli… La Bompiani stamperà 100’000 copie del testo vincitore, appunto, stamperà e NON pubblicherà… C’è una bella differenza.

Vediamo alcuni commenti dall’articolo:

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