Riprendo il tema di un articolo di Maria Teresa Steri. Perché spesso mi sono detto: “dovrei spiegare a tutti perché tenersi lontani dai miei testi”.
Spesso si dice: “ci diresti perché uno deve scegliere il tuo testo invece di quello di un altro autore? Cosa ha di speciale il tuo testo?”.
A volte ho pensato ancora di più, ovvero, di scrivermi delle recensioni negative da solo di chi poteva non aver capito nulla di quello che leggeva. E magari mi sarei divertito, ma questa cosa, insomma, ancora mi fa un po’ impressione. Andrebbe gestita per bene e potrebbe anche essere divertente. Magari lo farò.
Sono noti i finalisti, e quindi il vincitore, del premio Strega e tutti ne parlano male, ovviamente. A nessuno piacciono gli autori, tutti se ne lamentano, ma tutti li leggeranno, fidatevi.
Siamo nel 2017. Un premio letterario è ancora in grado di stabilire chi è un bravo autore? Secondo me no. Si sta solo perdendo tempo, ma, d’altra parte, ognuno è libero di perdere il tempo nel modo che ritiene più consono, sia ben chiaro. Chi sono io per dire che un premio letterario non serve a nulla?
Quando arriva l’estate tutto si amplifica. Non c’è più pace, diventa sempre più complicato evitare di pensare. Pensare? Sì, ma a cosa? Tutto ciò che ci circonda lancia messaggi continui, contraddittori, a volte pensi di essere migliore, ma poi migliore in cosa? Ha tanto senso quando tutto intorno va in rovina e va a rotoli? Migliore se si è disposti ad andare fino in fondo, ad ascoltarsi, a riconoscere quella voce che si soffoca e che si sta lasciando morire. Il migliore è quello che va avanti e abbandona ciò che lo fa stare male. Il migliore non è quello che fosse pure con una recensione di un libro sembra che abbia scoperto il mondo antico sotto casa e che nessuno ne sia capace, di scoprire il mondo antico sotto casa. So che a volte nelle mie recensioni sembra quasi che io abbia scoperto l’oro nel fiume, altre volte mi imbatto in pessime letture, altre volte mi sento così confuso in questo oceano di parole che un po’ di nausea per la lettura mi viene. Autori che non sanno scrivere, altri che sanno scrivere meglio di chi viene pubblicato, chi viene pubblicato e poi non riceve un degno editing, chi viene pubblicato e pubblica solo roba che magari quaranta anni fa sarebbe stata buttata nel cesso e mai e poi mai e poi mai sarebbe arrivata alle stampe. Oggi c’è una tale ordine di caos e di imprevedibilità da brividi. E non solo in campo di letture, ma in ogni attività umana. Nel lavoro, negli affetti, nelle amicizie. Pensi di essere amico di qualcuno e, in realtà, scopri che c’è un usarsi, magari asimmetrico.
I miei ebook sono tutti presenti sul mercato tedesco di Tolino.de . Qualcuno penserà: “Bene, ora sono su IBS”. No.
Tolino, oltre che il nome dell’alleanza formatasi in Germania per contrastare Amazon con il suo formato proprietario degli ebook, è anche il nome del dispositivo creato da questo gruppo. Essenzialmente un lettore di eBook in formato ePub. Troverete tutta la storia su Wikipedia (solo in inglese): qui.
Come già detto nel precedente articolo. Google Play Libri sta offrendo 3 euro di sconto su tutti i libri che costano più di 3 euro. Su tutto il catalogo dei libri.
Quindi, ora che “Sai correre forte” non è più vincolato a essere presente solo sullo store di Amazon ed è finalmente presente in diversi nuovi store, Google Play Libri incluso, potreste comprarlo sul vostro dispositivo Android per 0,99 euro invece di 3,99, il che non guasta. Nota, infatti, la scritta “Puoi applicare lo sconto per il libro al momento del pagamento“. Questo vuol dire che i 3,99 euro che vedi non coincidono col prezzo di acquisto.
Sì, avete letto bene. Su Google Play Store Libri c’è uno sconto di 3 euro per libri che partono dai 3,01 euro. I miei romanzi della serie “Le parole confondono” costano tutti 3,99 e “Joe è tra noi” 3,63 euro.
Non l’ho fatto prima per pigrizia, perché soffro il caldo, perché non so mai quali articoli interessano e quali no. Di solito parlare di romanzi e racconti e poco utile, però vediamo.
In Italia in Kindle Unlimited non dà risultati, o meglio, non tira per il mainstream. Il mainstream è quello che in italiano corrisponde al genere: narrativa varia. Ovvero di molti dei miei libri e anche di quell’unico che vi era sopra.
Dare l’esclusiva ad Amazon non ha mai avuto molto senso, ad Amazon come a chiunque la chieda. Soprattutto perché agli editori veri e propri certi servizi come il Kindle Unlimited sono dati senza che Amazon pretenda l’esclusiva, quindi solo questo mi fa un po’ girare. Anche l’accesso alle promozioni de “L’eBook del giorno” e “L’eBook del mese” sono date a loro. Probabilmente pagano, o forse no. Non saprei. Fatto sta che io per avere un libro in Kindle Unlimited mi devo privare di altri Book Store.
Quando aprii il blog, diverso tempo fa lo feci perché pensavo che parlare come in un diario, ma pubblicamente, fosse terapeutico, cioè permettesse di aprirmi un po’ in più nel mondo reale e magari mi lasciasse condividere qualche passione. Da allora ho scritto diversi articoli. Più di 500. Non ho mai festeggiato queste cose. Avrei dovuto festeggiare i 500 articoli, il compleanno del blog e di ogni singolo romanzo pubblicato, però non questa abitudine e mi ritrovo sempre a dover fare tante cose e male, così alla fine faccio ben poco.
L’8 giugno scorso mi sono concesso l’abbonamento gratuito al Kindle Unlimited di Amazon. Ci ho sempre pensato, dico di godere di questi 30 giorni gratuiti per capire di cosa si tratta.
Non ho mai voluto abbonarmici perché non mi piacciono le cose su abbonamento di cui poi non posso usufruire sempre, così, ogni volta, ho rimandato, anche se si trattava di giorni gratuiti, soprattutto se sono gratuiti, perché se non capisci come funziona mentre non paghi, hai perso solo tempo e una possibilità.
Perché l’ho fatto? Per capire concretamente di cosa si tratti e perché uno dei miei titoli è usufruibile tramite questo abbonamento. Naturalmente il titolo è anche acquistabile a sé stante.