
Ho concluso l’editing di un romanzo iniziato due anni fa durante una sessione del NaNoWriMo (che ho vinto scrivendo la prima parte della storia) e portato avanti durante il CampNaNoWriMo (aggiungendo altre 20’000 parole). Cioè ho concluso parte di editing. Quello che faccio normalmente prima di completare del tutto un’opera. A un certo punto sento la necessità di tornare indietro su quanto narrato fino a quel momento. Ripartire dal primo capitolo e rileggere, eliminare gli aggettivi inutili, i sinonimi in eccesso (ne ho eliminati due in un sol colpo qualche pagina fa: rapido e veloce), capire dove sto andando a parare, vedere un attimo se i personaggi sono vivi, se hanno una storia del loro passato, se fanno cose sensate.
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A volte pensi che un autore non sappia farti vivere una storia, sei incerto se prendere o meno il testo, ti leggi la trama, un po’ di anteprima e ti catapulti nella storia, poi lo compri, leggi una pagina, ne leggi, due e i capitoli iniziano a volare, vieni trasportato dentro la storia, fai amicizia coi personaggi e ti ci leghi. Inizi ad amare l’adolescente Mirko e il piccolo Tommaso che sono due fratelli che hanno perso entrambe i genitori e che vivono da soli a Milano sotto la tutela dei due fratelli della madre. Mirko e Tommaso sono molto legati l’uno a l’altro e te ne accorgi dal modo in cui l’autore ti mostra la storia. Sì, la mostra, non dice cose come: “si volevano molto bene”, ecc…
