diario scrittorio: lunedì, 7 settembre 2015

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Ho concluso l’editing di un romanzo iniziato due anni fa durante una sessione del NaNoWriMo (che ho vinto scrivendo la prima parte della storia) e portato avanti durante il CampNaNoWriMo (aggiungendo altre 20’000 parole). Cioè ho concluso parte di editing. Quello che faccio normalmente prima di completare del tutto un’opera. A un certo punto sento la necessità di tornare indietro su quanto narrato fino a quel momento. Ripartire dal primo capitolo e rileggere, eliminare gli aggettivi inutili, i sinonimi in eccesso (ne ho eliminati due in un sol colpo qualche pagina fa: rapido e veloce), capire dove sto andando a parare, vedere un attimo se i personaggi sono vivi, se hanno una storia del loro passato, se fanno cose sensate.

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Racconti dall’isola: nuova copertina

"Racconti dall'isola" foto e copertina: ©Giovanni Venturi
“Racconti dall’isola”
foto e copertina: ©Giovanni Venturi

A volte ci sono testi che trascuro.

Mi sono divertito a riprendere dei vecchi racconti dal mio disco fisso e riscriverli quasi da zero.

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scrivere per uno specifico lettore

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(CC) Manuel. Nessuna modifica fatta all’immagine. Licenza CC 2.0.

Se vi è capitato di partecipare o di leggere delle lezioni di scrittura creativa, vi sarete resi conto che spesso si parla di un fantomatico lettore ideale. Ciascun scrittore pare avere in mente un lettore specifico per cui scrive.

Onestamente non saprei. Forse è una cosa che riconoscono gli altri, ma, per esempio, io che scrivo non penso: “Ah, ecco, oggi scrivo per questo tipo di lettore”. È probabile che lo faccia senza nemmeno rendermene conto?

Se prendo in mano un libro di Stephen King nemmeno riesco a immaginare lui per chi scriva. Scrive storie e le storie sono per tutti. Non so se King il suo lettore ideale ce lo abbia in mente. Una storia ben scritta secondo me è per tutti quelli che leggono bene (non è un’arte semplice) e che leggono molto.

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“Le parole confondono”… volume due

Due anni e mezzo fa ho pubblicato il mio primo romanzo: “Le parole confondono”. Ne sono successe di cose da allora. I personaggi mi sono rimasti in testa per un po’, diciassette persone lo hanno letto e hanno detto la loro sul romanzo pubblicamente su Amazon. Qualcuno è entrato appieno nella storia al punto da coglierne gli elementi più profondi, cosa che non è da tutti i lettori. Sono rimasto folgorato da tre recensioni in particolare che mi hanno fatto amare ancora di più questa storia.

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“Ogni giorno ha il suo male” di Antonio Fusco

Solitamente non leggo noir o gialli. Non mi piacciono molto, anche se ho trovato autori come Francesco Zampa che me ne hanno fatto apprezzare il genere. Così, visto che si parla tanto di questo Antonio Fusco, mi sono deciso a prendere l’ebook. Devo dire che all’inizio mi è piaciuto, il mistero degli omicidi era interessante, la ricerca degli indizi, l’ispettore Casabona che è alla sua prima indagine, finché arriva un banale dettaglio che rovina tutto il libro: permette di capire chi sarà l’assassino e si scopre che questo dettaglio (un po’ scontato nell’idea stesso del dettaglio) permette effettivamente di inchiodare l’assassino e si giunge a un finale telefonato.

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“Qualcosa c’inventeremo” di Giorgio Scianna

A volte pensi che un autore non sappia farti vivere una storia, sei incerto se prendere o meno il testo, ti leggi la trama, un po’ di anteprima e ti catapulti nella storia, poi lo compri, leggi una pagina, ne leggi, due e i capitoli iniziano a volare, vieni trasportato dentro la storia, fai amicizia coi personaggi e ti ci leghi. Inizi ad amare l’adolescente Mirko e il piccolo Tommaso che sono due fratelli che hanno perso entrambe i genitori e che vivono da soli a Milano sotto la tutela dei due fratelli della madre. Mirko e Tommaso sono molto legati l’uno a l’altro e te ne accorgi dal modo in cui l’autore ti mostra la storia. Sì, la mostra, non dice cose come: “si volevano molto bene”, ecc…

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1984, 2015 e 2358: fantascienza o realtà?

(CC) Will / Flickr Immagine ritagliata dall'originale, licenza
(CC) Will / Flickr Immagine ritagliata dall’originale, licenza

Il presente articolo è uscito come guest post originale sul blog di Rita Carla Francesca Monticelli il 22 luglio scorso.

Qualche tempo fa lessi “1984”, uno dei più celebri romanzi di George Orwell, pubblicato nel 1949, un testo di una attualità sconvolgente. Il romanzo è entrato nella definizione di “romanzo classico”, cioè la storia che tutti si dovrebbe leggere. Il mio rapporto coi romanzi classici una volta era di timore, poi ho capito che questi testi hanno qualcosa da insegnare. Chiaramente il romanzo per l’epoca era un chiaro messaggio verso alcuni personaggi dominanti della storia. Arrivati nel 2015 credo che quel messaggio sia ancora interpretabile nello stesso identico modo, anche per quelli che sono i personaggi della storia odierna.

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Joe è tra noi: è qui!

foto copertina: © Pavel Losevsky | Dreamstime.com – Surprised Teenager Boy Against Sea, Half Of Face Photo

Allo scadere della mezzanotte “Joe è tra noi” sarà scaricato sui dispositivi di tutti quelli che hanno prenotato il titolo e sarà direttamente acquistabile, nel senso che, per chi non lo ha prenotato, lo scaricamento del titolo avverrà direttamente a seguito dell’acquisto.

“Joe è tra noi” si classifica come thriller fantascientifico. Ambientato in una Londra del 2358. In una Anocronis del 2358, una città misteriosa in cui tutto ha avuto inizio. Un esperimento segreto destinato a cambiare le sorti dell’umanità.

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Joe è tra noi: l’ambientazione fantascientifica

Quando si scrive un romanzo, ma anche un semplice racconto, una delle cose, a volte molto implicita, a cui si pensa è la collocazione spazio/temporale, l’ambientazione. Se si narra delle vicende di Napoli e si pensa al dopoguerra, allora l’ambiente da descrivere è decisamente diverso da una Napoli moderna.

“Joe è tra noi” è ambientato, in parte, a Londra. Londra già rappresenta il futuro per chi vive in una nazione disastrosa come lo è l’Italia. Immaginare una Londra nell’anno 2358 è un po’ difficile, perché figurarsi il futuro è sempre complicato, soprattutto proiettandosi in avanti di 343 anni non è banale.

Ma scrivendo un romanzo di fantascienza si ha una certa libertà. Diventa, se vogliamo, anche più semplice.

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