la colpa è di chi si raccomanda o di chi accetta che tu lo faccia?

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Chi scrive sa bene che prima o poi gli verrà la pessima idea di sottoporsi al giudizio di una casa editrice. Perché pessima idea? Perché se non hai conoscenze presso un medio-grande editore e vuoi diventare un best seller non riuscirai nell’impresa.

È ovvio che ci sono anche i casi rari in cui non c’è bisogno di conoscere, o quei casi che esulano dalle case editrici (autopubblicazione), eccetera, ma oggi ci concentriamo su qualcos’altro. In questo articolo voglio parlare di colpe editoriali.

Cioè?

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Elena Ferrante e i casi dell’editoria

(C) Jamierodriguez37 at Morguefile
(C) Jamierodriguez37 at Morguefile

Su Elena Ferrante c’è da dire parecchio. Più o meno. È uno pseudonimo. Un giornalista ha fatto un’inchiesta e ha capito dalle dichiarazioni dei redditi che Elena Ferrante è Anita Raja, moglie di Domenico Starnone, autore a sua volta che pubblica con Feltrinelli e di cui lessi il divertente “Ex cattedra” (un racconto).

Sarà vero? Sarà falso? A me non può fregare di meno.

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L’ebook è solo un ebook

(C) jak at Morguefile
(C) jak at Morguefile

Sì, l’ebook è solo un ebook come il cielo è solo il cielo e il mare è solo il mare.

Un ebook non è altro che una sequenza di parole, giusto?

In effetti non è così. L’ebook è qualcosa che nemmeno esiste. È una sequenza di bit, di zero e di uno dentro la memoria elettronica di un dispositivo che interpreta quei segnali elettrici e ne tira fuori file che sono su un server, cioè su una macchina da qualche parte nel mondo e che distribuisce questo e centinaia e centinaia di migliaia di altri ebook a chi li compra. E l’ebook è sempre un file che un dispositivo come un ebook reader interpreta e mostra come una sequenza di parole a chi ha comprato quell’ebook.

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Scrivere è divertirsi… #selfpublisher soddisfatti si diventa

(C) ditfeet at Morguefile
(C) ditfeet at Morguefile

Mi sembra quasi impossibile, ma nell’attesa dei miei beta reader mi sto divertendo molto nella revisione del romanzo che uscirà dopo il prossimo che pubblicherò.

Per il momento lo revisiono, solo perché mi serve rimettermi al passo con la storia, non perché sia finito. So bene che non basterà una sola revisione e che manco 5 saranno sufficienti.

La storia è lunga perché non esiste un solo protagonista. In questo romanzo sull’editoria e su altre storie ci sono tante trame parallele che percorrono il testo e i personaggi vivono in modo indipendente il loro rapporto personale con la scrittura e l’editoria e con il mondo difficile. Mondo che in questo caso è ambientato a Roma.

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il #selfpublishing è il male estremo: annientiamolo

(C) ScottS at Morguefile
(C) ScottS at Morguefile
Tutti si lamentano dell’editoria, ma spesso nessuno ne sa a sufficienza. Nessuno è a contatto con editori per poter dire: «Ehi, ma è vero!».

E alla fine il problema che si riscontra non è l’editoria, ma il selfpublishing. Certo, se ci fermiamo a un’analisi superficiale è così che va a finire. È sempre e solo colpa di quella brutta gente che scavalca l’editore e si pubblica da sola e, fino a prova contraria, è proprio così, giusto?

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Il selfpublishing ti dà grande slancio

(C) lisasolonynko at Morguefile
(C) lisasolonynko at Morguefile

A volte si pensa che l’essere scelti da un editore tradizionale sia la vera strada (e anche l’unica) che porta alla pubblicazione dignitosa.

Dopo aver cercato di farsi strada tra editori a pagamento, quelli a doppio binario, quelli che offrono pseudo servizi editoriali, dopo essere stati ignorati dai grandi editori, se il nostro testo ha un certo valore si finirà nelle mani di piccoli editori che varieranno la percentuale dei propri diritti d’autore dallo 0% al 3-5% massimo. Sempre che poi ti dichiarino onestamente il numero di copie venduto.

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almeno 10 motivi (buoni e cattivi) per rinunciare al selfpublishing

Ogni tanto fa moda. Parliamone ogni tanto.

(C) Ladyheart at Morguefile
(C) Ladyheart at Morguefile

Qualche giorno fa leggevo un articolo su Wired.it. L’articolo si intitolava: “Quali sono i migliori nuovi 10 selfpublisher italiani?”. Ecco era solo un titolo da clic. Cioè?

Arrivati sull’articolo l’autore spiegava che forse tra 4-6 mesi ci dirà quali sono questi 10 nuovi migliori selfpublisher. Chiaramente, visto che i l fenomeno del selfpublishing interessa sempre tutti nel bene e nel male, deve aver fatto un buon numero di clic senza dire nulla o molto poco.

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alcuni motivi (semiseri e ironici) per autopubblicarsi

Foto di Manuere.
Foto di Manuere.

Ispirato dall’articolo di Marco Freccero sul motivo che spinge all’autopubblicazione, do una mia risposta, che potrebbe nemmeno essere definitiva ai motivi che spingono un autore a pubblicarsi da solo.

Diciamo che ci sono motivi seri e motivi meno seri e anche motivi sbagliati, ma in genere questo vale anche per farsi pubblicare da un editore, o per quando si decide di fare qualcosa nella vita.

Da un po’ mi sono scoperto ironico, quindi mi piace mescolare il serio, con il non serio. Mi piacerebbe dare un elenco serio mescolato con ironia, ma sono sicuro che in pochi coglierebbero il motivo valido da quello che prova a ironizzare su chi segue un’idea di selfpublishing che è completamente errata.

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ebook? no, dai, meglio il cartaceo…

I primi che non credono negli ebook sono i grandi editori. È una cosa risaputa.

Basta collegarsi su Amazon e verificare l’editore Piemme con il romanzo Cose da grandi di Garth Stein.

E vi troverete di fronte a una inequivocabile valutazione che vi indicherà che l’editore preferisce gli ebook.

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