
Quando si nasce? Nessuno lo ricoda esattamente.
Ti ritrovi un giorno che parli con tuo fratello, con tua madre, tuo padre, ma prima di allora nulla. Non ricordi quando osservavi il mondo coi tuoi piccoli occhi e prendevi il latte al seno.

Quando si nasce? Nessuno lo ricoda esattamente.
Ti ritrovi un giorno che parli con tuo fratello, con tua madre, tuo padre, ma prima di allora nulla. Non ricordi quando osservavi il mondo coi tuoi piccoli occhi e prendevi il latte al seno.

Quando scrivo qualcosa su facebook o su twitter mi sembra di essere un pazzo, una persona che cammina in strada ubriaca che parla da sola ad alta voce. Nella maggioranza dei casi nessuno replica mai.
Le possibilità son due: o non interessa quanto detto oppure nessuno l’ha visto. Così tanti messaggi da creare l’effetto contrario a quello voluto.
Eh, sì, quando dei personaggi iniziano a vivere di vita propria le loro storie diventano vere e si inizia a non smettere più di scrivere.
“Le parole confondono” è lì fuori e Andrea vuol ringraziare e io più di lui. Gli autori del passato erano contenti se avevano 5-10 lettori e io faccio parte della categoria, chissà che qualcuno di quegli antichi autori non sia un mio antichissimo antenato.
O almeno per scrivere serve essere motivati e organizzati.
Oramai in letteratura è stato detto tutto e il contrario di tutto. Le storie non riescono a essere nuove, ma possono sempre avere uno stile originale e piacevole. Si pubblicano così tanti libri, nascono case editrici ogni giorno, le librerie grondano sempre di più di libri, libri e libri e le persone leggono sempre di meno.

Salve a tutti.
Ringrazio Giovanni per lo spazio messomi a disposizione. Forse rinnovare il blog in questo modo può essere un’idea, si spera che vada meglio sì. Ecco, mi sono già perso, come nei romanzi e nei racconti, bisognerebbe far interessare il lettore da subito a quello che si vuol dire. Diciamo che con le parole divago.
Mi piace scrivere, leggere e quando devo confrontare due libri inizio a pensare che non si può fare. Un po’ come presentarsi senza essere confuso.
Cosa fa un buon scrittore? Scrive, direte voi.
Risposta sbagliata, dico io.
Un buon scrittore legge, legge e legge. Era un po’ di tempo che ero incastrato in letture varie minori finché non mi sono imbattuto in due signori testi.
Li ho comprati due o tre giorni fa sempre dalla mia amata libreria Kobo… Anzi, non è andata così. Mi son prima fatto mandare l’anteprima sul lettore. Ho iniziato a leggere entrambe e mi sono detto, va bene l’accendiamo, anche perché erano in offerta per qualche giorno. Spesso guardo le offerte su Kobo Books. E se conviene, se il testo mi convince, compro.
I due e-book di cui parlo sono “Buongiorno Los Angeles” di James Frey e “Il mondo di Sofia” di Jostein Gaarder.
Della serie “cioè? e quindi?”.
Non usare rigore per la terminologia e pretenderne per valutazioni letterarie è da ridere. Il “.doc” non è un formato di file, ma una estensione. Lo dice anche WikiPedia:
«.doc è l’estensione dei file dei documenti di testo creati con il programma Microsoft Office Word.»
Ieri, sul blog dello scrittore Paolo Zardi, autore del romanzo “La felicità esiste” edito da Alet Edizioni, è comparso un mio articolo all’interno della sua rubrica del lunedì.
Mi ha fatto molto piacere essere contattato da Paolo e ho risposto subito alla sua proposta di scrivere qualcosa sulla mia esperienza da selfpublisher.
Vi troverete anche un racconto, Ricordi, che è il terzo racconto in ordine di apparizione nella raccolta “Deve accadere“.
Continua a leggere “Un mio racconto e alcune riflessioni sul selfpublishing”
Fiction, termine inglese che indica le storie inventate, la narrativa, insomma.
Qual è il bello della fiction per me? È il fatto che non riesco a scrivere pur avendo diverse idee. Ci sono diverse cose che mi bloccano, che mi fanno divagare e mal usare il tempo che ho a disposizione.
Oggi che si riprende una piccola parentesti con una intervista a Marco Freccero che di recente ha pubblicato con l’editore digitale 40K l’e-book “Starter Kit per Blogger”.
Giovanni: Ciao, Marco, so che ti occupi di scrittura in varie forme, ma soprattutto con articoli per blog, ti dedichi con una certa frequenza. Come nasce la passione per la scrittura e per il blog? Quando hai aperto il tuo primo blog e di cosa trattava?
Marco: Ciao Giovanni. La mia passione per la scrittura nasce verso la fine degli anni Ottanta. Siccome sono stato un mediocre studente, capii allora che ero ignorante e dovevo trovare una soluzione. Allora mi misi a leggere di tutto e di più. E a scrivere.
Dopo una decina di anni di fallimenti (cioè: nessuna casa editrice interessata a quello che scrivevo, ma avevano ragione loro), ho mollato tutto. Smetto di interessarmi alla narrativa, perché concludo di non avere alcun talento autentico, e mi dedico alla piattaforma Apple. La Rete in Italia iniziava a essere un fenomeno di massa, io in quegli anni scrivevo su un sito (ormai abbandonato: ilmac.net) di tutto un po’: recensioni, guide, articoli di opinione. E cerco di capire come funziona il Web. Ma solo nei ritagli di tempo, e perciò in maniera frammentaria. Ho sempre svolto lavori che non avevano nulla a che vedere con le mie passioni.
Il mio primo blog era su piattaforma Blogger, adesso è abbandonato e non ricordo di preciso quando l’ho aperto. Si occupava di tutto un po’, anche di scrittura, ma non solo: da Apple all’istruzione, ai diritti umani, e poi informazione, Web, motori di ricerca…