In questi giorni leggevo in rete che Netflix ha aumentato i costi degli abbonamenti per la versione HD e 4K e che lo ha fatto per nuovi abbonati, ma anche per i vecchi abbonati.
Oggi, 21 settembre 2017, Stephen Edwin King, scrittore americano, compie 70 anni.
Tanti auguri. Scrittore è un termine un po’ stretto, visto che ha prodotto una quantità industriale di testi, di tutti i generi e natura. Più di 70 libri credo, oramai ne ho perso il conto. Letti quasi tutti.
Con King è iniziato il mio viaggio verso la scrittura creativa, perché tanto è bravo che mi ha fatto innamorare dell’idea di dare vita a personaggi e storie.
Con le sue opere King ancora continua a invadere librerie, book store, cinema e fumetterie.
Da diverse settimane ho iniziato a leggere la raccolta completa di tutte le opere di Franz Kafka. Ho deciso di farlo in ebook, ma questa cosa mette un’ansia non da poco.
Probabilmente ho capito di aver fatto un errore a comprare una intera raccolta di romanzi e opere in ebook perché il Kindle mi dice che per leggere i 3 romanzi (America, Il castello e Il processo) e la raccolta di racconti, impiegherò più o meno 30 ore.
Quando meno te l’aspetti, a pochi giorni dalla partenza estiva, ti arriva una nomina al Liebster Award! Se non ne avete mai sentito parlare, si tratta di un premio che viene dato ai blog dai suoi lettori e colleghi blogger, per sostenerlo e segnalarlo a nuovi lettori.
Le regole delle nomination sono:
Ringraziare chi ti ha premiato e rispondere alle undici domande che ti sono state poste.
Premiare altri undici blogger che abbiano meno di 200 follower e che ritenete meritevoli.
Comunicare la premiazione nelle bacheche dei “vincitori”.
Proporre a vostra volta undici domande.
Ringrazio Barbara Businaro di Webnauta che mi ha nominato e vado subito a rispondere alle sue undici domande.
Motivo numero uno.
Non mi ha pubblicato un grande editore e non ho pagato un editore per pubblicare, ma sono diventato io stesso editore. Molti di voi non hanno idea di cosa sia il selfpublishing, immagino, ma è una cosa buona che permette un’autonomia tale da, in alcuni casi, superare barriere imposte dall’editoria riguardo le storie e la qualità. Una storia che non vende viene scartata. Non si guarda più al fatto che sia o meno una buona storia, ma solo al: si vende? non si vende? Per poi ritrovarsi librerie invase da storie che si venderanno anche tanto, ma di cui si poteva fare anche a meno.
Col selfpublishing si producono a volte belle storie e si confezionano (impaginazione, indice, ecc…) ottimi eBook con bei titoli e belle copertine. I miei come sono? Come sono le mie storie? Be’, potete leggere le recensioni che i lettori mi hanno lasciato principalmente su Amazon. Sembrano tutte davvero buone. Continua a leggere “14 motivi per leggere i miei testi”→
Riprendo il tema di un articolo di Maria Teresa Steri. Perché spesso mi sono detto: “dovrei spiegare a tutti perché tenersi lontani dai miei testi”.
Spesso si dice: “ci diresti perché uno deve scegliere il tuo testo invece di quello di un altro autore? Cosa ha di speciale il tuo testo?”.
A volte ho pensato ancora di più, ovvero, di scrivermi delle recensioni negative da solo di chi poteva non aver capito nulla di quello che leggeva. E magari mi sarei divertito, ma questa cosa, insomma, ancora mi fa un po’ impressione. Andrebbe gestita per bene e potrebbe anche essere divertente. Magari lo farò.
Sono noti i finalisti, e quindi il vincitore, del premio Strega e tutti ne parlano male, ovviamente. A nessuno piacciono gli autori, tutti se ne lamentano, ma tutti li leggeranno, fidatevi.
Siamo nel 2017. Un premio letterario è ancora in grado di stabilire chi è un bravo autore? Secondo me no. Si sta solo perdendo tempo, ma, d’altra parte, ognuno è libero di perdere il tempo nel modo che ritiene più consono, sia ben chiaro. Chi sono io per dire che un premio letterario non serve a nulla?
Quando arriva l’estate tutto si amplifica. Non c’è più pace, diventa sempre più complicato evitare di pensare. Pensare? Sì, ma a cosa? Tutto ciò che ci circonda lancia messaggi continui, contraddittori, a volte pensi di essere migliore, ma poi migliore in cosa? Ha tanto senso quando tutto intorno va in rovina e va a rotoli? Migliore se si è disposti ad andare fino in fondo, ad ascoltarsi, a riconoscere quella voce che si soffoca e che si sta lasciando morire. Il migliore è quello che va avanti e abbandona ciò che lo fa stare male. Il migliore non è quello che fosse pure con una recensione di un libro sembra che abbia scoperto il mondo antico sotto casa e che nessuno ne sia capace, di scoprire il mondo antico sotto casa. So che a volte nelle mie recensioni sembra quasi che io abbia scoperto l’oro nel fiume, altre volte mi imbatto in pessime letture, altre volte mi sento così confuso in questo oceano di parole che un po’ di nausea per la lettura mi viene. Autori che non sanno scrivere, altri che sanno scrivere meglio di chi viene pubblicato, chi viene pubblicato e poi non riceve un degno editing, chi viene pubblicato e pubblica solo roba che magari quaranta anni fa sarebbe stata buttata nel cesso e mai e poi mai e poi mai sarebbe arrivata alle stampe. Oggi c’è una tale ordine di caos e di imprevedibilità da brividi. E non solo in campo di letture, ma in ogni attività umana. Nel lavoro, negli affetti, nelle amicizie. Pensi di essere amico di qualcuno e, in realtà, scopri che c’è un usarsi, magari asimmetrico.
Quando aprii il blog, diverso tempo fa lo feci perché pensavo che parlare come in un diario, ma pubblicamente, fosse terapeutico, cioè permettesse di aprirmi un po’ in più nel mondo reale e magari mi lasciasse condividere qualche passione. Da allora ho scritto diversi articoli. Più di 500. Non ho mai festeggiato queste cose. Avrei dovuto festeggiare i 500 articoli, il compleanno del blog e di ogni singolo romanzo pubblicato, però non questa abitudine e mi ritrovo sempre a dover fare tante cose e male, così alla fine faccio ben poco.
Qualcuno avrà notato che sono due settimane in cui non ho scritto nemmeno un articolo per il blog.
Ho avuto un po’ da fare. Sono stato in giro. Molto in giro, mentre disperavo di non poter scrivere, completare il romanzo iniziato circa sei anni fa e di non poter tornare a editare il terzo libro della serie “Le parole confondono“. Ma mi sono divertito tanto quindi non ho scritto, e sono stato benissimo.
Nel mentre ho avuto un’altra idea, diciamo che c’è sempre stata. Un modo per decantare l’amore che ho per una certa città. E, infatti, due giorni prima di ripartire sono andato in giro per vari negozi e ho comprato un quadernetto carino dove ho iniziato a scrivere, in mancanza di un PC, a mano i motivi per cui val sempre la pena di tornare in un certo luogo. Dovrei aggiungere un motivo al giorno, motivi brevi, ovviamente. E diventerà non un romanzo, ma un saggio da pubblicare un giorno.