Quando si racconta una storia, fosse anche mettere nero su bianco poche frasi che compongono un racconto, bisogna fare attenzione a quella che è la sospensione dell’incredulità, ovvero bisogna fare in modo che ciò di cui si parla sia credibile.
Libro leggero e molto discorsivo come ci ha sempre abituato Luciano De Crescenzo. Parla di Napoli, una Napoli che sembra ritrovarsi chiusa sempre negli stessi problemi, problemi che però diventano particolarità, perché osservati da tutti i punti di vista senza spingersi a un giudizio unidirezionale. Già dagli anni ’70 la città soffriva di grandi drammi.
A parte il silenzio e la concentrazione, la scrittura va affrontata di petto. È solo scrivendo che si arriva a conoscere meglio una storia e che ci si va incontro al percorso che è segnato e che non è sufficientemente noto finché non se ne trovano i passi. È come una luce magica che di notte in un bosco illumina un sentiero che prima non sembrava essere lì e che seguendo il quale si giungerà a destinazione.
Certe scene sono inevitabili, necessarie, affinché il lettore non possa restare deluso, affinché il tuo personaggio, creato con cura, con amore, non resti incompleto.
Il romanzo è lungo, mostra la vita mondana quotidiana, le ricchezze, le povertà, i peccati terreni di Nanà, una ragazza sfuggita alla povertà e da cui cerca di tenersi lontana a tutti i costi.
La ragazza vive nello sfarzo, debutta in un teatro come attrice e riscuote un gran successo. Da quel momento in poi tutti gli uomini si innamorano di lei, restano incantati da questa ragazza che riesce a essere altruista ed egoista al tempo stesso.
Mi chiedo spesso se un autore deve essere simpatico o meno affinché un lettore possa avvicinarsi ai suoi libri. Mi riferisco al mondo in cui la sua personalità riesce a trasparire o meno da ciò che scrive in rete.
Oggi provo a ragionare su un argomento proposto nell’articolo di Maria Teresa Steri il 12 marzo scorso. Se vi va, a voi che seguite il blog, date una vostra opinione.
Un autore deve essere simpatico? Che poi vuol dire: “Come è percepito l’autore tramite blog e social network?”. In genere la risposta è che la storia del romanzo che ha scritto viene prima di tutto il resto. Ed è proprio così che in generale la penso io. Nel senso che spesso non conosco l’autore attraverso ciò che dichiara in giro.
Ho letto “L’oceano quando non ci sei: Storia di due fratelli e dell’estate che cambiò la loro vita” di Mark Lowery in pochi giorni. Non si tratta di un romanzo, e nemmeno di una novella, ma di un lungo racconto di circa 36’000 parole, anche se l’editore lo presenterà come un romanzo.
Il primo novembre scorso ho pubblicato il mio nuovo romanzo: Un giorno, sempre.
L’estate a Napoli è la stagione delle stagioni: giunge sempre prima, le giornate diventano ricche di colori, di luce, di sogni e di sorprese. È in un giorno troppo caldo di maggio che Gianluca incontra Francesco; non si vedono da quattro anni ma lui ricorda bene il periodo in cui l’amico lo ha aiutato.
Tornano le forti sensazioni di allora, e i sentimenti d’amore per Francesco, quelli che ha sempre represso, riprendono a invadergli il cuore. È spaventato come lo era allora: non vuole permettere al dolore di riemergere, e non può perdere la preziosa amicizia ritrovata dopo così tanto, perché l’emozione che Gianluca credeva sopita torna ancora una volta a chiedere attenzione, un’attenzione che stavolta dovrà essere assoluta.
Quarto volume della serie “Le parole confondono”, può leggersi come romanzo a sé stante, anche se si consiglia la lettura di “Un giorno, sempre” dopo “Le parole confondono”, “Certe incertezze” e “I motivi segreti dell’amore”.
Di seguito la seconda frase dedicata al nuovo romanzo.
Frase del giorno #7
Ci sono giorni che sto benissimo e altri molto meno, soprattutto quando piove, quando devo cucinare e non ne ho voglia.
Quando la pioggia batte sui vetri, lenta e silenziosa.
Mi stenderei sulle coperte del letto, nel buio della mia stanza, senza fiatare, in attesa di addormentarmi lì sopra, lasciandomi attraversare da brividi febbrili mentre cerco il cuscino a occhi chiusi.
A volte, su quel letto, nei giorni di pioggia, abbandonando il mio fisico straziato e debole, risento i brividi percorrere la schiena. Col corpo fermo e le palpebre abbassate, odo il ritmo del mio cuore, sento la mancanza di qualcuno che mi faccia una domanda, una sola piccola grande domanda, anche se io non riuscirei a rispondere. Mi ammutolirei per minuti interi come accadeva sempre quando ero adolescente.
Sex Education su Netflix è stata una divertente scoperta. Un cast di attori bravi e una trama non scontata e non banale, con diversi spunti interessanti e di riflessione.
All’inizio nemmeno volevo vederlo, pensavo: “Ora anche una serie televisiva sul sesso, stanno proprio esagerando”, poi ho visto chi era parte del cast: Asa Butterfield e Gillian Anderson. Una serie britannica. Partendo da questi due elementi mi sono guardato il trailer e mi sono detto: “Metti che è divertente? Ho bisogno di ridere un po’” e gli inglesi con le serie TV ci sanno fare.
Di seguito la seconda frase dedicata al nuovo romanzo.
Frase del giorno #6
In quel luogo magico Francesco può dire che Napoli non è una città qualunque, ma la più bella del mondo. Resterebbe per ore senza parlare, senza andare più via, sempre nella stessa posizione ad ascoltare il canto del mare, a spegnere i pensieri, i ragionamenti contorti e complicati che gli nascono e gli muoiono in testa, di continuo. Il verso dei gabbiani, il rumore delle onde, l’immenso dipinto carico di azzurro che si spande fino a Capri e oltre e nel quale passano barche a vela, barche di pescatori, di turisti, yacht.