Da un po’ di tempo a questa parte mi sto interrogando su una cosa che un autore deve definire nel momento in cui decide di pubblicare il suo primo libro. Diciamo che oramai sono in ritardo di 5 anni.
Qual è la domanda che mi sto facendo? Eccola: “Perché non ho scritto con uno pseudonimo?”.
Oggi è il primo giorno d’autunno, le foglie degli alberi sono rosse, marroni, ti vien voglia di andare in campagna, sederti su una sedia a sdraio al sole tiepido e magari stare lì a non fare nulla, solo a guardarti intorno.
Eppure le stagioni sono cambiate. Negli ultimi 21 giorni era estate, ma non lo era davvero più. Avrei voluto andare al mare, ma tira vento, il cielo si rabbuia, ci sono le nubi scure, per non parlare dei giorni di pioggia, intensi e ripetitivi, noiosi quasi.
Diciamo che in attesa che alcuni beta reader terminassero la lettura del prossimo romanzo in pubblicazione, avevo ripreso a editare quello che dovrebbe essere il prossimo romanzo dopo il prossimo in programma di pubblicazione erotico con agganci alla realtà dei potenti.
Mi volevo anticipare, anche perché il lavoro su un romanzo non termina mai.
Dovendo pubblicare un testo a cui ci si dedica tanto cosa conviene fare? Dedicarsi alla ricerca di un editore oppure preparare l’ebook e caricarlo su Amazon?
Forse la domanda è sbagliata sia nel titolo che nel rigo precedente.
Di recente ho iniziato a scrivere per un blog internazionale non mio, siamo una bella squadra di più o meno 16 blogger o giù di lì, sto completando il seguito de “Le parole confondono” e sto leggendo un paio di ebook insieme. Non mi ero accorto che era comparsa l’11-esima recensione al mio romanzo. È stato l’autore della recensione stessa a contattarmi, così gli ho chiesto qualcosa sul mio romanzo per capire se il testo aveva trasmesso le emozioni che avevo provato a creare. Pare ci sia riuscito anche stavolta. Per l’occasione lo offro scontato a 2,99 euro anziché 3,99 fino al 27 maggio su Amazon.
La recensione comincia così:
«Non sono un amante dei libri di formazione, lo dico subito. Però ogni tanto ne leggo uno, come leggo anche altre cose, sia per cambiare genere sia perché non si sa mai di pescare qualcosa di buono. È quest’ultimo il caso del libro di Giovanni Venturi.
Per chi è abituato a leggere action-thriller o gialli, l’avvio può sembrare un po’ lento. Però, l’ho già detto, questa è una storia di formazione, una di quelle storie dove il protagonista cresce e cambia mostrandoci il come e il perché in modo che possiamo più o meno confrontarci. In questo senso, non è che la vita non ci proponga qualche colpo di scena ogni tanto: qui cominciano a venire a lettura inoltrata, e allora l’interesse di andare avanti sale fino alla fine. In una storia che è un divenire continuo non ci si deve aspettare un finale vero e proprio, che pure c’è, ma un qualcosa che rimanda a un prossimo futuro. E così come avevamo incontrato Andrea Marini all’inizio, lo salutiamo alla fine con un arrivederci.»
Francesco Zampa è l’autore di tre ebook che hanno dato vita al personaggio del maresciallo Maggio attraverso due romanzi e una raccolta di racconti che vede protagonista per l’appunto questo personaggio che attraverso le sue indagini prova a risalire a cause e moventi di alcuni delitti.
Lo stato dell’arte è il punto di partenza di un qualsivoglia argomento.
Di solito si cerca di capire lo stato dell’arte di un certo argomento per vedere in che modo migliorare.
È un modo per dire tante cose e nulla.
Oggi voglio parlare della scrittura e dell’autopubblicazione… O forse solo di me.
Dovrei essere diventato famoso oramai visto che sono state regalate 1702 copie digitali del mio “Racconti dall’isola” solo su piattaforma Kobo (Kobo Books, inMondadori e Feltrinelli), 40 copie da Google Play e 16 copie da Apple iBookStore. Per un totale di 1758 copie gratuite. GRATUITE.