l’editing… chi era costui?

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(CC) Matt Hampel / Flickr

L’editing è quel processo che prende un testo iniziale e lo trasforma in meglio.

Sembra un concetto semplice, no? Cosa ci sarà mai di tanto difficile nel migliorare un testo?

Be’, in effetti pare proprio facile, ma non lo è. Dipende da come ci si pone nei confronti di una storia e della forma in cui viene presentata, inoltre, esistono diversi livelli di editing. Si può partire da un testo già ben scritto, privo di errori di grammatica, di errori grossolani come il cambio di colore dei capelli di uno dei personaggi, refusi.

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non prendiamoci troppo sul serio, per favore

Foto di Josh Sorenson da Pexels

È una cosa che penso da diverso tempo. Quando circa sei anni fa iniziai ad avere i primi rapporti con l’editoria e con la pubblicazione tramite editore ero seriamente convinto che le idee che avevo avuto prima di allora fossero errate.

La pubblicazione con qualsivoglia editore la vedevo avvenire solo perché si pagava la persona giusta. Quando poi pubblicai per un editore il mio primo scritto non pagai e allora iniziai a pensare alla validità di avere un editore, all’universalità di una critica letteraria, delle recensioni e al fatto che la bravura ti fa arrivare in alto. Dopo sei anni, però, ho rivisto ancora una volta il mio pensiero.

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L’interpretazione della realtà per uno scrittore

(c) Vincepal CC
(c) Vincepal CC

Succedono spesso varie cose nel mondo, dovunque ci si giri c’è materiale per una storia, per centinaia di migliaia di storie e, naturalmente, per definirla davvero storia da romanzo, da racconto, deve succedere che il testo  deve trascinare e coinvolgere il lettore.

Il mondo è un’osteria, dice un cantautore. Ci trovi di tutto e di più. Spesso le realtà supera la fantasia. A volte situazioni reali sembrano uscite da romanzi e inventate e, invece, accompagnano l’esistenza, sono la realtà. E lo scopri solo se le hai vissute sulla tua pelle o se le hai sentite quanto meno in empatica per la gran vicinanza, perché il tema ti scaldava, ti metteva in discussione, ti faceva pensare tanto.

Qual è il compito dello scrittore? Esiste un compito per lo scrittore?

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CampNaNoWriMo 2014: Interno 15

2014-Winner-Facebook-Cover

Ecco, ho partecipato al CampNaNoWriMo e ho vinto. La mia novella/romanzo di 40 mila parole è andata.

Mi sono divertito. Una bella sfida. Ho dovuto scrivere 40 mila parole di un mese e sono partito con un giorno di ritardo.

Avevo idea di riprendere un vecchio scritto di cui c’erano solo due pagine alcune idee sparse.

La scena inizia con un uomo che racconta a un medico del suo incubo notturno. Tutto qui.

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mille trame, mille e uno personaggi

(c) Camilla F. / Flickr
(c) Camilla F. / Flickr

Quando si scrive una storia si pensa a una trama. Per scrivere bene bisogna che la trama sia determinata dai personaggi. Certo, una trama piena di colpi di scena di un action thriller può pure essere bella, mozzafiato, però poi, una volta finito il libro, la trama è nota e non si tornerà mai a rileggere il libro perché non si è legato coi personaggi, ma con la trama.

Sono scelte narrative, per carità, ma un buon testo si riconosce da tanto altro e, spesso, dalla visione dei personaggi, dal modo in cui sono presentati e dal modo in cui le loro storie passano sulla pagina.

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l’empatia per il protagonista

(c) Claudio Riccio / Flickr
(c) Claudio Riccio / Flickr

È cosa nota che quando si scrive una storia, nella testa si hanno le gesta del personaggio principale, ma in una vera storia non esiste solo il protagonista, altrimenti non si chiamerebbe protagonista e non esisterebbe nemmeno una storia. Sarebbe un lungo monologo, adatto forse a una qualche forma di racconto breve.

In una storia ci sono più soggetti che interagiscono tra di loro. Lo scrittore che mette su questo contesto di vita interagisce con tutto il resto attraverso l’empatia con il personaggio principale.

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