alcuni motivi (semiseri e ironici) per autopubblicarsi

Foto di Manuere.
Foto di Manuere.

Ispirato dall’articolo di Marco Freccero sul motivo che spinge all’autopubblicazione, do una mia risposta, che potrebbe nemmeno essere definitiva ai motivi che spingono un autore a pubblicarsi da solo.

Diciamo che ci sono motivi seri e motivi meno seri e anche motivi sbagliati, ma in genere questo vale anche per farsi pubblicare da un editore, o per quando si decide di fare qualcosa nella vita.

Da un po’ mi sono scoperto ironico, quindi mi piace mescolare il serio, con il non serio. Mi piacerebbe dare un elenco serio mescolato con ironia, ma sono sicuro che in pochi coglierebbero il motivo valido da quello che prova a ironizzare su chi segue un’idea di selfpublishing che è completamente errata.

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ebook? no, dai, meglio il cartaceo…

I primi che non credono negli ebook sono i grandi editori. È una cosa risaputa.

Basta collegarsi su Amazon e verificare l’editore Piemme con il romanzo Cose da grandi di Garth Stein.

E vi troverete di fronte a una inequivocabile valutazione che vi indicherà che l’editore preferisce gli ebook.

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Il caso dell’editoria italiana?

Mis libros de 2009

(CC) Malglam: nessuna modifica apportata: licenza

Il caso dell’editoria italiano è sempre sotto gli occhi di tutti, stavolta anche degli autori esteri tradotti in italiano. Ed è un caso generalizzato. Io, personalmente, ho smesso di credere negli editori diversi anni addietro. Eppure c’è ancora chi ci crede, chi desidera e agogna una pubblicazione con un editore. Sia ben chiaro: che ognuno si senta libero di fare ciò che vuole, di agognare, io non ne sento alcuna necessità. Gli editori li ho conosciuti di persona e non ci tengo a essere pubblicato da un editore. Non sarà un marchio editoriale a etichettarmi come scrittore e, tra l’altro, io odio le etichette.

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tu che leggi selfpublisher e dici di non farlo

Blu window
(CC) Nicola Romagna / Flickr

Sì, parlo con te. Tu che dici che è un’indecenza questa moda che ognuno si pubblica da solo senza un editore che faccia da filtro e che solo gli editori pubblicano cose di qualità.

Hai letto la trilogia delle 50 sfumature edita da Mondadori?

Sicuramente, oppure hai letto “Switched. Il segreto del regno perduto (Lain)”, edito da Fazi? Primo volume di una trilogia, tra l’altro.

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Il dovere di uno scrittore è: LEGGERE

(c) Riccardo Bonuccelli
(c) Riccardo Bonuccelli

Chi ha detto che uno scrittore deve solo scrivere? Quale scrittore potrebbe essere tale se non leggesse molto o se non leggesse affatto?

Il dovere di tutti, per quanto possibile – mi rendo conto che in alcuni casi ci sono ben altri doveri – è quello di leggere, se poi si vuol essere letti allora è decisamente fondamentale leggere, leggere e leggere e solo dopo scrivere.

Questa estate mi sono dedicato a più libri del solito.

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Il tempo quanto è incredibile

Sì. Tempo. Non se ne ha proprio più.

Ho letto che per accrescere di popolarità in un blog bisogna scrivere di cose interessanti e farlo quotidianamente. Ho deciso di liberarmi di Internet e quindi posso pubblicare articoli più di recente. Ne stavo abusando. Ora ho più tempo per me e meno tempo per cazzegiare. In ogni caso non riesco sempre a scrivere articoli interessanti. Recensioni a prodotti, libri. Dovete accontentarvi 🙂 .

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Intervista ad Anna Petrazzuolo

Oggi rilanciamo un’altra intervista. Stavolta ci addentriamo nel mondo dell’editing. Un termine spesso confuso un po’ da tutti e con cui si ha, in generale, poca dimestichezza. Un editor è una figura professionale che permette di migliorare la qualità del testo prima di poter pubblicare lo stesse in modo da ottenerne la miglior resa possibile. Migliorare non significa stravolgere le cose. Lo stile è sempre quello dell’autore, ma attraverso i consigli e le dritte di un editor si può offrire al lettore una storia che funziona meglio, che piace di più.

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