diario scrittorio: martedì, 1 dicembre 2015

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Ecco, il tempo per scrivere un articolo per il blog non ci sta mai. Forse dovrei pensare di chiudere la bottega 🙂 .

Fino a fine ottobre stavo curando l’editing del secondo volume de “Le parole confondono” che è un testo abbastanza lungo, sfiora le 160’000 parole. Avevo intenzione di pubblicarlo non oltre gli inizi di gennaio, ma ovviamente sapevo già che mi stavo regolando in modo troppo ottimistico.

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diario scrittorio: lunedì, 26 ottobre 2015

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Da un po’ di tempo, ho rimesso mano a tutte le copertine dei miei ebook e cartacei.

Oggi, per esempio, ho fatto anche di più. Sto editando il secondo volume de Le parole confondono, romanzo che ho terminato di scrivere 13 mesi fa. In questo romanzo compare un personaggio del mio racconto Inquietudini. Il testo vide la luce nella mia prima pubblicazione indie Deve accadere, il mese di giugno 2012. Son passati 3 anni e 4 mesi. Una vita fa.

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diario scrittorio: mercoledì, 23 settembre 2015

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Era un po’ che non annoiavo il lettore di passaggio con queste mie peripezie letterarie.

Come avevo accennato l’ultima volta avevo quasi finito la rilettura dei capitoli che componevano uno dei prossimi due romanzi di pubblicazione (sempre che non cambi idea sulle priorità) e, infatti, ora sto prosenguendo con la trama. Il romanzo in questione è ricco di storie, personaggi e ha un bel potenziale che non va sprecato. Questo lo dico a prescindere della fine che farà (pubblicato, non pubblicato, lasciato un anno a fermentare, …). Chi ne ha assaporato la trama dice che lo vuole assolutamente leggere.

Parla di sesso e lo mostra in maniera esplicita (sì voglio esplorare il territorio proibito), parla di editoria, parla di redattori non pagati, parla di concorsi letterari, di presentazioni libresche, parla di istinti di sopravvivenza, parla di come si vive a Roma, parla di corruzione, parla di potere, parla di uomini e donne, uomini e donne con tanta ambizione e di persone normali sopraffatte dalla jungla della vita in cui, a volte, si può incappare restando vittime. Carnefici che aggrediscono e che, a un certo punto, possono venire aggrediti. C’è anche un pizzico di romanticismo. Ci sono tre scrittori che vogliono pubblicare con un editore e affronteranno la cosa in tre modi completamente diversi. Ci riusciranno? E, forse, c’è un po’ di violenza… gratuita?

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diario scrittorio: domenica, 13 settembre 2015

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Concludo questo fine settimana in maniera abbastanza positiva. L’editing di uno dei prossimi due romanzi che pubblicherò è andato avanti abbastanza bene. Ho quasi riannodato i nodi che avevo perso lasciando a sé e interrompendo la scrittura dell’opera qualche mese fa. Ora  si tratta di finire di editarla e aggiungere le scene che mancano.

In questa fase ci sono alcuni cattivi che stanno sfidando altri cattivi che sono alla deriva.

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diario scrittorio: mercoledì, 9 settembre 2015

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Ho creato il logo per la rubrica “Diario Scrittorio”. Nulla di ché. Ma serviva.

Oggi solito editing. Ho sistemato un dettaglio che mi è venuto a mente stamattina. Avevo cambiato un paragrafo nel capitolo 14 e aggiunto un aggettivo. Questo dannato aggettivo creava una incongruenza con il finale della scena. Rimosso.

Più edito e più mi divertono questi personaggi. I dialoghi. Adoro i dialoghi, soprattutto quelli che creano tensione, quelli che sono un po’ su le righe, dove i personaggi di questo romanzo quasi si insultano, si provocano e quando lo fa un personaggio come Barbara (che usa certi modi di parlare forti già dal primo capitolo) è uno spasso. C’è tantissimo potenziale in questa ragazza che non si lascia mettere i piedi in testa da nessuno. È sicura di se come non mai.

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diario scrittorio: martedì, 8 settembre 2015

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Oggi qualcosa è stata quasi conclusa: la copertina del secondo volume de “Le parole confondono” è quasi chiusa. Basta modificare la dimensione del titolo e forse cambiare immagine. È stata pure individuata. Poi resta lo scoglio più grosso: editing e beta letture varie. Più che uno scoglio è il monte Everest dieci volte più esteso. Ma questo è ancora nulla in confronto all’impatto che avrà quando sarà finito e pubblicato. Potrebbe non succedere nulla, giusto?

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diario scrittorio: lunedì, 7 settembre 2015

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Ho concluso l’editing di un romanzo iniziato due anni fa durante una sessione del NaNoWriMo (che ho vinto scrivendo la prima parte della storia) e portato avanti durante il CampNaNoWriMo (aggiungendo altre 20’000 parole). Cioè ho concluso parte di editing. Quello che faccio normalmente prima di completare del tutto un’opera. A un certo punto sento la necessità di tornare indietro su quanto narrato fino a quel momento. Ripartire dal primo capitolo e rileggere, eliminare gli aggettivi inutili, i sinonimi in eccesso (ne ho eliminati due in un sol colpo qualche pagina fa: rapido e veloce), capire dove sto andando a parare, vedere un attimo se i personaggi sono vivi, se hanno una storia del loro passato, se fanno cose sensate.

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scrivere per uno specifico lettore

cosas, marcapáginas, libros, juguetes

(CC) Manuel. Nessuna modifica fatta all’immagine. Licenza CC 2.0.

Se vi è capitato di partecipare o di leggere delle lezioni di scrittura creativa, vi sarete resi conto che spesso si parla di un fantomatico lettore ideale. Ciascun scrittore pare avere in mente un lettore specifico per cui scrive.

Onestamente non saprei. Forse è una cosa che riconoscono gli altri, ma, per esempio, io che scrivo non penso: “Ah, ecco, oggi scrivo per questo tipo di lettore”. È probabile che lo faccia senza nemmeno rendermene conto?

Se prendo in mano un libro di Stephen King nemmeno riesco a immaginare lui per chi scriva. Scrive storie e le storie sono per tutti. Non so se King il suo lettore ideale ce lo abbia in mente. Una storia ben scritta secondo me è per tutti quelli che leggono bene (non è un’arte semplice) e che leggono molto.

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less is more? sempre?

Da che parte stare

(CC) Donato Accogli: nessuna modifica fatta all’immagine: licenza

Gli autori inglesi spesso dicono che “less is more”, ovvero che “il meno è meglio” e lo dicono in riferimento a un testo narrativo. Un po’ come dire: “bando alle ciance veniamo ai fatti”. Ovvero, in una storia devi scrivere l’essenziale, perché ogni elemento che è in più dà fastidio, rallenta, distrae, crea uno strato di grasso.

E quindi, niete frasi troppo ampollose, ma anche nientre frasi fatte. Perché usare frasi fatte sentite e risentite se risolvo con una sola parola? Che possa essere un verbo o un aggettivo. E proprio in merito agli aggettivi basta usarne uno solo invece di eccedere.

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