di quante parole si compone una storia?

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Me lo sono spesso chiesto e spesso non ho saputo rispondermi. Ho capito solo che non bisogna forzarsi a scrivere poco, a tagliare intere scene e a eliminare personaggi solo perché non si ha la forza e il coraggio di mettersi in gioco. Scrittori che propongono un racconto di cinquanta pagine chiamandolo romanzo dove la storia, quella vera, resta tutta sotto la superficie.

Certo, nemmeno inondare un testo con parole e parole è una cosa molto sensata. Diciamo che qualche volta qualche scena un po’ più lunga, qualche sottotrama, potrebbe essere tagliata.

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diario scrittorio: mercoledì, 14 marzo 2018

Quando mi capita di scrivere una storia, un romanzo, in particolare, all’inizio non ho idea di come esattamente evolveranno i personaggi, in quali scene si troveranno coinvolti. Ho solo un’idea che accompagna l’inizio della storia, un punto di climax, ovvero di massima tensione drammatica, e un finale.

Tutto ciò che lega le varie parti, i dialoghi, e tutto ciò che fa vivere il personaggio scena dopo scena, la sua storia pregressa, le decisioni che man mano prenderà, non mi sono note. Mi serve un po’ di tempo per familiarizzare con l’attore delle storia e con il suo modo di parlare. Se si tratta di una serie, invece, il personaggio già lo conosco, ma devo mettere in risalto qualcosa di lui che ancora non è stata evidenziata nei libri precedenti. Inoltre, devo familiarizzare con la storia anche se già conosco il personaggio.

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editori con errori ortografici

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A volte ho letto di fantascienza, mi riferisco ai libri del ciclo Aurora di Rita Carla Francesca Monticelli. Mi sono piaciuti. Altre volte ho avuto la pessima idea di imbattermi in orrori pubblicati da grandi editori, orrori da cui hanno tratto, a loro detta, serie televisive bellissime. Ho comprato i primi tre volumi della serie da cui hanno tratto la serie televisiva “The Expanse”, ma non ho mai finito di leggere il primo romanzo. Sono arrivato al 70%, ma non mi incuriosisce affatto sapere come prosegue.

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diario scrittorio: venerdì, 2 marzo 2018

È da un po’ che non parlo di cosa sto scrivendo, ma dice Marco Freccero che gli articoli del blog non devono parlare di scrittura se uno vuole trovare lettori. Ha ragione, ovvio, però i lettori di solito difficilmente frequentano blog e poi decidono di comprare il libro dell’autore del blog, inoltre, l’articolo di oggi è una ricorrenza, un compleanno.

Oggi sono due anni esatti che sono alle prese con il quarto volume della serie “Le parole confondono” (volume 1: “Le parole confondono“, volume 2: “Certe incertezze“, volume 3: “I motivi segreti dell’amore“).

Ecco, sì, ci vuole poco a capire che io, mentre sono alle prese con un romanzo, poi interrompo e ne inizio un altro, e poi ritorno su quello che stavo scrivendo alternandomi tra i due per un certo periodo. Scrivo un capitolo, lo rivedo, lo rivedo, lo rivedo, poi ne scrivo un altro e in tutte queste fasi continuo sul romanzo che stavo attualmente scrivendo. Un po’ come quando ci si deve mettere a tavola e nell’attesa che l’acqua della pentola bolla per buttare la pasta si inizia a tagliare il pane e lo si mangia, si spilucca un po’ d’uva se c’è, o si mangia altro pane, soprattutto se è ancora caldo e bello morbido.

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Musica, testo e contesto

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Un po’ di tempo prima dell’inizio del festival di San Remo vidi uno dei partecipanti presentare una canzone in una trasmissione. Tutti quelli che in studio avevano ascoltato quel brano erano rimasti colpiti dalle parole. Non fecero nessun accenno al ritmo della canzone e né tanto meno alla musica. Si parlava solo delle parole. Solo esclusivamente del testo. Non lo chiamarono nemmeno lirica. Era il “testo”.

Eppure non era una poesia o un brano di narrativa. In una canzone non si può prescindere dalla musica che accompagna il testo/lirica e dal ritmo della stessa.
Dire che in una canzone sono belle solo le parole sa di: “Che imbarazzo. Non so cosa dire”. Molte persone sono innamorate dei Pink Floyd, degli U2. A volte nemmeno capiamo il testi delle canzoni in inglese, ma ci troviamo a cantarle e a farci prendere dal ritmo.

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riflessione sull’editoria di “La verità sul caso Harry Quebert”

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Questa riflessione parte dalla recensione di “La verità sul caso Harry Quebert”, recensione divisa in due parti per motivi di spazio: parte uno, parte due.

Chi ha letto “La verità sul caso Harry Quebert” di Joël Dicker? I primi capitoli li ho letti anche io. Mi sono fermato al 25% circa dell’e-book e poi ho deciso di lasciar perdere. E-book preso nell’offerta del giorno di Amazon. Ne avevo sentito parlare, avevo visto in libreria questo mega mattone che vendeva molto.

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“La verità sul caso Harry Quebert”, di Joël Dicker, parte 2

La verità sul caso Harry Quebert, di Joël Dicker

Divido questa “recensione” in due parti (e una terza di cui sarà una semplice riflessione sull’editoria nell’anno 2018 e sul romanzo “La verità sul caso Harry Quebert”) perché troppo lunga.

Gli articoli già sono programmati, quindi tra qualche giorno saranno tutti accessibili: parte uno, parte due e riflessione sull’editoria di “La verità sul caso Harry Quebert”. Continua a leggere ““La verità sul caso Harry Quebert”, di Joël Dicker, parte 2″

“La verità sul caso Harry Quebert”, di Joël Dicker, parte 1

La verità sul caso Harry Quebert, di Joël Dicker

Divido questa “recensione” in due parti (e una terza di cui sarà una semplice riflessione sull’editoria nell’anno 2018 e sul romanzo “La verità sul caso Harry Quebert”) perché troppo lunga.

Gli articoli già sono programmati, quindi tra qualche giorno saranno tutti accessibili: parte uno, parte due e riflessione sull’editoria di “La verità sul caso Harry Quebert”. Continua a leggere ““La verità sul caso Harry Quebert”, di Joël Dicker, parte 1″

“Le parole confondono” volume 4 si svolge a…

Non sono prevedibile. La storia, secondo chi ha votato, potrebbe svolgersi in tutte e 4 le città.

In effetti in precedenza avevo dato parecchi elementi per indovinare. Anche se, in effetti, poteva essere Londra perché magari qualcuno pensava che il quarto volume andava a chiudersi nella scena del Capodanno londinese del volume tre. Il cerchio si chiude?

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dove nasce e dove si chiude la storia

(C) Giovanni Venturi

A volte non è scontato. Quando si scrive una storia, questa nasce in un luogo e magari poi si chiude in un altro. Eppure nel momento della genesi, del primo embrione di un’idea nulla è certo.

Eppure sapevo bene già da quando ho iniziato a scrivere le prime pagine del quarto capitolo della serie “Le parole confondono” dove si sarebbero concluse le vicende. Di recente ho proposto due sondaggi. L’ultimo articolo è stato letto da una decina di persone, ma solo in due hanno mosso il puntatore del mouse e fatto due clic per scegliere tra le quattro città proposte: Napoli, Roma, Milano, Londra. Nel precedente sondaggio c’è stato un solo commento (grazie, grazie 🙂 ) in cui si indicava Londra.

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